Colpo di stato in Guinea-Bissau: dubbi sull’orchestrazione di Umaro Sissoco Embaló

03.12.2025 17:35
Colpo di stato in Guinea-Bissau: dubbi sull'orchestrazione di Umaro Sissoco Embaló

Colpo di stato in Guinea-Bissau: Emergenza e Confusione dopo la Destituzione di Embaló

Il colpo di stato avvenuto in Guinea-Bissau la settimana scorsa ha portato alla destituzione del presidente uscente Umaro Sissoco Embaló, sostituito da un generale dell’esercito. Fin dall’inizio, l’opposizione ha accusato Embaló di aver ordito il golpe per mantenere il potere. La situazione resta incerta e mancano informazioni chiare su quanto accaduto, riporta Attuale.

Il 26 novembre, un gruppo di militari ha annunciato di aver preso il controllo del paese, giustificando l’azione con vaghe dichiarazioni riguardo a un presunto complotto per destabilizzare l’ordine costituzionale, collegato a un gruppo non identificato con legami al narcotraffico. La Guinea-Bissau rappresenta infatti un importante porto di transito per la droga dall’America Latina verso l’Europa. Il giorno successivo, il generale Horta Nta Na Man ha prestato giuramento come presidente di un governo di transizione, che teoricamente durerà un anno.

Le tempistiche del golpe non sono casuali: sono avvenute tre giorni dopo il primo turno delle elezioni presidenziali, poco prima dell’annuncio dei risultati. Embaló, al potere dal 2019, era candidato alle elezioni, con un forte concorrente in Fernando Dias da Costa, del Partito Africano per l’Indipendenza della Guinea e di Capo Verde (PAIGC). Gli osservatori internazionali avevano segnalato un elezione contesa, con buone probabilità di ballottaggio tra i due candidati. Dopo l’annuncio militare, gli uffici della commissione elettorale sono stati attaccati da uomini incappucciati che hanno distrutto schede elettorali e confiscato computer e server.

Un aspetto inquietante è rappresentato dal trattamento riservato ai Embaló da parte dei golpisti. Dopo il colpo, ha contattato la redazione di Jeune Afrique per dichiarare di essere stato destituito e arrestato, affermando di non sapere chi avesse orchestrato tutto. Ha anche comunicato di essere ancora in testa alle elezioni con un 65% dei voti, secondo un conteggio personale. Nonostante la detenzione teorica, Embaló ha rilasciato interviste e contattato capi di stato africani. Poche ore dopo, è partito per il Senegal su un aereo di stato, per poi spostarsi in Congo.

La composizione dei golpisti è altrettanto sospetta, in quanto tutti sono legati ad Embaló. Il generale Denis N’Canha, che ha annunciato il golpe, è stato nominato da Embaló come capo della divisione di collegamento tra presidio e esercito. Il nuovo leader di governo, il generale Nta, ha ricoperto il ruolo di consigliere per le questioni militari e era considerato un alleato stretto di Embaló.

Subito dopo il colpo, i politici dell’opposizione, tra cui Dias da Costa e Domingos Simoes Pereira, hanno accusato Embaló di aver orchestrato il golpe per sfuggire a un’inevitabile sconfitta elettorale. L’organizzazione di società civile Frente Popular ha descritto l’evento come una “messa in scena criminale”. Dias da Costa, inizialmente arrestato, è riuscito a fuggire in Nigeria, mentre Pereira è ancora detenuto.

Alcuni politici dell’Africa occidentale hanno anche espresso dubbi sulla genuinità del golpe, senza però presentare prove. Tra di loro, il primo ministro senegalese Ousmane Sonko e l’ex presidente nigeriano Goodluck Jonathan, che ha descritto l’evento come un “golpe cerimoniale”, sottolineando che un esercito non permette al presidente deposto di concedere interviste. In passato, Embaló era già stato accusato di orchestrare un finto colpo di stato per consolidare il potere.

Nel 2023, dopo scontri armati a Bissau, Embaló aveva sciolto il parlamento controllato dall’opposizione, affermando che fosse una manovra per oggettare un tentativo di colpo di stato interno all’esercito. Da allora, il paese è senza un parlamento funzionante, con le elezioni presidenziali rinviate di un anno, mentre Embaló ha governato per decreto.

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