Corea del Sud, il presidente deposto Yoon arrestato per tradimento

15.01.2025 14:12
Corea del Sud, il presidente deposto Yoon arrestato per tradimento
Corea del Sud, il presidente deposto Yoon arrestato per tradimento

Il leader è sotto impeachment per il tentativo fallito di imporre la legge marziale. È il primo presidente nella storia del paese a finire in manette

Il presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol è stato arrestato dall’agenzia dell’anticorruzione (Cio) di Seul con l’accusa di tradimento per il tentativo di colpo di Stato del 3 dicembre scorso. L’arresto è avvenuto dopo l’irruzione di centinaia di agenti nella sua residenza di Seul. Gli investigatori e le forze dell’ordine sudcoreane sono entrati nel complesso nel centro della capitale intorno alle 7:30 del mattino (ora locale) passando attraverso le barricate e hanno effettuato una perquisizione di quasi tre ore prima di riuscire a formalizzare il fermo. Da più di un mese in Corea del Sud si svolgevano regolarmente manifestazioni dell’opposizione per chiedere l’arresto e le dimissioni del presidente.

Yoon Suk Yeol si rifiuta di testimoniare dopo l’arresto

Durante l’interrogatorio Yoon si è rifiutato di testimoniare. Subito dopo essere stato portato via dal palazzo presidenziale, è stato diffuso un video di tre minuti in cui Yoon attacca: “Lo Stato di diritto in Corea del Sud è completamente crollato. Sono veramente sconcertato nel vedere che illegalità su illegalità sono state eseguite e che le procedure sono state condotte con forza in base a un mandato non valido. Non riconosco l’indagine in corso. In qualità di presidente, che ha la responsabilità di sostenere la Costituzione e il sistema legale della Repubblica di Corea, la mia decisione di rispettare tali procedure illegali e non valide non è un riconoscimento ma piuttosto la volontà di prevenire incidenti spiacevoli e spargimenti di sangue”.

L’ex procuratore capo nazionale, 64 anni, è il primo presidente in carica nella storia della Corea del Sud – sia pure sospeso dalle sue funzioni a causa della procedura di impeachment per sovversione e abuso d’ufficio – a finire in manette. Yoon è stato infatti destituito dalla carica il 14 dicembre per aver proclamato la legge marziale, un provvedimento durato appena sei ore che però ha gettato la Corea del Sud nel caos e che poi è stato revocato dal Parlamento.

Un corteo di auto ha scortato il leader del Partito del potere popolare negli uffici del Cio per l’interrogatorio: al termine, il presidente dovrà rimanere in isolamento nel centro di detenzione di Seul. Inizialmente i suoi legali, per evitare il blitz, avevano fatto sapere che il presidente aveva accettato di comparire spontaneamente davanti ai giudici. L’ufficio di indagine sulla corruzione per i funzionari di alto rango e l’agenzia nazionale di polizia hanno avviato un’indagine congiunta a carico di Yoon, accusato di tradimento, ottenendo la scorsa settimana il secondo mandato d’arresto a suo carico, dopo aver tentato senza successo di eseguire il primo il 3 gennaio scorso.

Il blitz della polizia nel palazzo presidenziale a Seul

L’irruzione nel palazzo presidenziale è scattata dopo che la Corte costituzionale sudcoreana ha avviato l’esame della destituzione di Yoon per il tentativo fallito di introdurre la legge marziale senza che il deposto presidente si presentasse all’udienza. La Corte ora ha tempo fino a metà giugno per confermare o annullare la mozione che ha portato alla sospensione di Yoon, approvata il 14 dicembre dall’assemblea nazionale.

La polizia, con migliaia di agenti schierati, ha usato la forza per farsi largo tra la folla di fronte al palazzo presidenziale e per rimuovere le barricate che negli ultimi giorni avevano trasformato la residenza in una sorta di bunker, con tanto di filo spinato piazzato sui muri. Il precedente tentativo di arresto del Cio era fallito dopo uno scontro di sei ore con le guardie di sicurezza presidenziali, nel mezzo di tensioni e di timori per un potenziale conflitto armato.

Per il Partito democratico sudcoreano, la principale forza di opposizione, l’arresto “è il primo passo verso il ripristino dell’ordine costituzionale, della democrazia e dello Stato di diritto”. “Anche se tardivo, è davvero un bene che si possa confermare che l’autorità pubblica e la giustizia in Corea del Sud sono ancora vive”, ha dichiarato il capogruppo Park Chan-dae a una riunione del partito.

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