Cosa comporta il riconoscimento dello Stato di Palestina per la comunità internazionale

23.09.2025 07:55
Cosa comporta il riconoscimento dello Stato di Palestina per la comunità internazionale

Il 5 novembre 1988, ad Algeri, Yasser Arafat proclamò per la prima volta la «Dichiarazione di Indipendenza palestinese», un documento ufficiale dell’Olp che dichiara la Palestina Stato indipendente. Questo testo, scritto dal poeta Mahmoud Darwish, ha avviato un percorso internazionale per il riconoscimento della Palestina, oggi riconosciuta da 151 dei 193 Stati membri delle Nazioni Unite. Con l’attuale conflitto a Gaza, le aspirazioni espresse in quella dichiarazione appaiono sempre più lontane, il che solleva interrogativi sulla rilevanza di questo riconoscimento nel contesto attuale, riporta Attuale.

La nozione di Stato

Per essere considerato uno Stato, un’entità deve soddisfare quattro criteri fondamentali: una popolazione stabile, un territorio definito, un governo e la capacità di stabilire rapporti con altri Stati, secondo la Convenzione di Montevideo del 1933. La Palestina ha una popolazione permanente e un territorio definito, sebbene parte di esso sia occupato da Israele. In Cisgiordania, il governo è rappresentato dall’Autorità Nazionale Palestinese, che opera con funzioni limitate a causa della presenza israeliana, mentre Gaza è sotto il controllo di Hamas dal 2007. In questo contesto di instabilità politica, il riconoscimento dello Stato palestinese rimane principalmente simbolico.

Le implicazioni pratiche del riconoscimento

Gideon Levy, editorialista di Haaretz, sostiene che il riconoscimento della Palestina, che attualmente non esiste e non esisterà a breve termine, rappresenta un silenzio vergognoso. Propone che l’Europa adotti misure concrete, come sanzioni contro Israele, per costringerlo a fermare le violenze, prima di considerare soluzioni più significative, come una democrazia condivisa. Tuttavia, il riconoscimento della Palestina ha significati pratici.

Ambasciate e relazioni diplomatiche

Le missioni diplomatiche palestinesi nei paesi che riconoscono la Palestina potrebbero essere elevate ad ambasciate. Emmanuel Macron sottolinea che la liberazione degli ostaggi israeliani a Gaza è un prerequisito fondamentale per qualsiasi ulteriore passo diplomatico, incluso il riconoscimento ufficiale. Tuttavia, un riconoscimento può facilitare processi come quelli per ottenere visti e rafforzare gli scambi tra le nazioni. È importante notare che l’Italia, pur non riconoscendo formalmente la Palestina, mantiene un ufficio consolare a Gerusalemme Est.

Implicazioni commerciali

Il riconoscimento della Palestina potrebbe anche comportare una revisione dei rapporti commerciali con Israele, impedendo a quei paesi di acquistare prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori occupati. Sebbene ciò non rappresenti una perdita significativa per l’economia di Netanyahu, è più rilevante sul piano simbolico.

Il riconoscimento alle Nazioni Unite

Il riconoscimento formale potrebbe consentire l’accesso della Palestina a organizzazioni internazionali, inclusa l’Onu. Dal 2012, la Palestina è osservatore permanente, una posizione che le consente di partecipare all’Assemblea Generale senza diritto di voto. Tuttavia, l’approvazione della piena adesione all’Onu richiede il consenso del Consiglio di Sicurezza, dove gli Stati Uniti, non riconoscendo la Palestina, hanno diritto di veto.

Le sfide interne

Macron ha affermato che il riconoscimento della Palestina richiederà l’impegno dell’Anp ad attuare riforme che la rendano un partner credibile per l’amministrazione post-bellica di Gaza. Questa visione non è condivisa da Donald Trump, che oggi incontra a New York i leader arabi, escludendo l’Anp dalle discussioni sul futuro della regione.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere