Il ruolo cruciale dei piloti nei porti italiani
ANCONA, 16 febbraio 2026 – Un pilota navale, figura essenziale nella sicurezza marittima, assiste le navi nell’ingresso e nell’uscita dai porti, assicurandone un ormeggio diligente. Augusto Selva, ex comandante dei piloti del porto di Ancona, ora in pensione, riflette sulla sua carriera: «Mi mancano le manovre», riporta Attuale.
Il pilota è un esperto che lavora a stretto contatto con il comandante della nave, fornendo conoscenze specialistiche sulle maree, le correnti e le condizioni atmosferiche. La sua funzione è fondamentale per garantire la sicurezza sia del carico che dell’equipaggio. In Italia, il servizio di pilotaggio è regolato da 32 corporazioni, una delle quali, quella di Ancona, fondata nel 1864, è tra le più storiche.
La corporazione di Genova è considerata la più antica, insieme a quella di Livorno. Fino al 1948, il servizio di pilotaggio era facoltativo; successivamente, è diventato obbligatorio per aumentare la sicurezza nei porti. Attualmente, circa 240 piloti operano nei porti italiani, una cifra esigua che include solo due donne, una a Venezia e l’altra ad Augusta.
Diventare pilota richiede un’esperienza significativa. Tradizionalmente, bastavano tre anni di imbarco, ma oggi le procedure sono molto più rigorose. È necessario superare vari esami e concorsi, con un’esperienza di almeno sei anni a bordo, prima di poter aspirare al titolo. Vi è una soglia d’età per l’ingresso compresa tra i 28 e i 42 anni e la preparazione accademica consigliata è quella di un istituto nautico.
Le qualità richieste per questo professione includono una forte motivazione, preparazione tecnica e la capacità di mantenere la calma in situazioni di stress. Ogni pilota deve saper gestire il rischio, specialmente in presenza di condizioni meteorologiche avverse, un aspetto che rende il suo lavoro particolarmente impegnativo.
Selva racconta la tensione provata durante il primo imbarco: «C’è uno stato di tensione perché non bisogna mai sottovalutare nulla. Non esiste superficialità, altrimenti si provocano incidenti da milioni di danni o mortali». Gli incidenti sul lavoro sono una realtà drammatica: nel mondo, ogni anno muore almeno un pilota per vari motivi, sottolining l’alta pericolosità della professione.
Mentre la tecnologia supporta il lavoro dei piloti, l’elemento umano rimane irrinunciabile. «È sempre l’uomo che decide e governa la nave», afferma Selva, sottolineando la connessione profonda che un pilota sviluppa con il mare e le sue dinamiche: «Con l’esperienza si sviluppa anche la padronanza. Il mare può essere tutto, ma ci vuole tempo per conoscerlo bene». Gli odori, le tempeste e i cambi di clima sono parte integrante di una professione che, pur essendo rischiosa, offre anche forti emozioni e un legame unico con il mare.