Cremlino tenta di spingere per la normalizzazione con Washington

20.09.2025 17:00
Cremlino tenta di spingere per la normalizzazione con Washington
Cremlino tenta di spingere per la normalizzazione con Washington

Il Cremlino sta cercando di convincere l’amministrazione di Donald Trump ad avviare una “normalizzazione” dei rapporti bilaterali tra Stati Uniti e Russia, anche senza la fine della guerra contro l’Ucraina. Secondo quanto riportato il 19 settembre 2025 da [Ipress citando l’Institute for the Study of War](https://ipress.ua/news/isw_poyasnyv_yak_kreml_namagaietsya_manipulyuvaty_administratsiieyu_trampa_376573.html?utm_source=chatgpt.com), Mosca utilizza canali diplomatici, informativi ed economici per spingere Washington a rinunciare alla condizione che lega il dialogo alla cessazione delle ostilità.

La strategia di Mosca e il ruolo dei negoziatori

Tra i principali promotori di questa linea figura Kirill Dmitriev, direttore generale del Fondo russo per gli investimenti diretti, che insiste sulla necessità di cooperazione economica e di progetti vantaggiosi per gli Stati Uniti. L’obiettivo del Cremlino è ottenere un alleggerimento o la rimozione delle sanzioni, considerate uno strumento cruciale di pressione internazionale. Una tale apertura consentirebbe a Mosca di accedere a risorse finanziarie, investimenti e tecnologie oggi limitate dalle restrizioni.

Le mosse di Trump e i segnali di apertura

Durante la sua visita nel Regno Unito, Trump ha dichiarato che “Putin lo ha deluso”, sottolineando come i suoi tentativi di mediazione siano stati vanificati dalla linea russa. Nonostante i dubbi sul reale interesse del Cremlino a una cooperazione basata su grandi affari, il Presidente ha lasciato intravedere spiragli di dialogo: la rimozione delle sanzioni nei confronti della compagnia aerea bielorussa Belavia e l’invio di due osservatori militari statunitensi alle esercitazioni “Zapad-2025” congiunte tra Russia e Bielorussia mostrano la volontà di mantenere aperto un canale.

Anche Mosca ha risposto con segnali di disponibilità, come la proposta alla ExxonMobil di tornare a operare sull’isola di Sakhalin, dopo la confisca dei suoi asset. L’azienda americana, tuttavia, ha respinto l’invito.

Rischi per la politica estera americana e gli alleati

Un’eventuale normalizzazione senza condizioni rappresenterebbe rischi strategici e politici per Washington. L’indebolimento delle sanzioni ridurrebbe l’efficacia del principale strumento di pressione sulla Russia e potrebbe essere percepito dagli alleati europei e NATO come segno di incoerenza o debolezza. Ciò potrebbe minare la fiducia nelle garanzie di sicurezza statunitensi e rafforzare la percezione di Mosca come attore vincente.

All’interno degli Stati Uniti, una simile scelta potrebbe suscitare malcontento nell’opinione pubblica e nel Congresso, alimentando divisioni politiche e contestazioni sulla linea della Casa Bianca.

La posta in gioco per la sicurezza internazionale

Attualmente l’aiuto americano all’Ucraina è visto come un elemento fondamentale per contenere l’aggressione russa e prevenire un’escalation. Una normalizzazione prematura rischierebbe di rafforzare l’aggressore, indebolendo la posizione degli Stati Uniti e creando un precedente pericoloso. Per Mosca, inoltre, l’uso propagandistico di un avvicinamento a Washington sarebbe un modo per distorcere la percezione della realtà in Occidente, favorendo la cancellazione delle sanzioni e il recupero di vantaggi tecnologici e finanziari.

Il dibattito su questa linea resta quindi cruciale per il futuro dell’ordine internazionale, per la coesione delle alleanze occidentali e per la stabilità della politica americana.

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