Il Cremlino sta cercando di convincere l’amministrazione di Donald Trump ad avviare una “normalizzazione” dei rapporti bilaterali tra Stati Uniti e Russia, anche senza la fine della guerra contro l’Ucraina. Secondo quanto riportato il 19 settembre 2025 da [Ipress citando l’Institute for the Study of War](https://ipress.ua/news/isw_poyasnyv_yak_kreml_namagaietsya_manipulyuvaty_administratsiieyu_trampa_376573.html?utm_source=chatgpt.com), Mosca utilizza canali diplomatici, informativi ed economici per spingere Washington a rinunciare alla condizione che lega il dialogo alla cessazione delle ostilità.
La strategia di Mosca e il ruolo dei negoziatori
Tra i principali promotori di questa linea figura Kirill Dmitriev, direttore generale del Fondo russo per gli investimenti diretti, che insiste sulla necessità di cooperazione economica e di progetti vantaggiosi per gli Stati Uniti. L’obiettivo del Cremlino è ottenere un alleggerimento o la rimozione delle sanzioni, considerate uno strumento cruciale di pressione internazionale. Una tale apertura consentirebbe a Mosca di accedere a risorse finanziarie, investimenti e tecnologie oggi limitate dalle restrizioni.
Le mosse di Trump e i segnali di apertura
Durante la sua visita nel Regno Unito, Trump ha dichiarato che “Putin lo ha deluso”, sottolineando come i suoi tentativi di mediazione siano stati vanificati dalla linea russa. Nonostante i dubbi sul reale interesse del Cremlino a una cooperazione basata su grandi affari, il Presidente ha lasciato intravedere spiragli di dialogo: la rimozione delle sanzioni nei confronti della compagnia aerea bielorussa Belavia e l’invio di due osservatori militari statunitensi alle esercitazioni “Zapad-2025” congiunte tra Russia e Bielorussia mostrano la volontà di mantenere aperto un canale.
Anche Mosca ha risposto con segnali di disponibilità, come la proposta alla ExxonMobil di tornare a operare sull’isola di Sakhalin, dopo la confisca dei suoi asset. L’azienda americana, tuttavia, ha respinto l’invito.
Rischi per la politica estera americana e gli alleati
Un’eventuale normalizzazione senza condizioni rappresenterebbe rischi strategici e politici per Washington. L’indebolimento delle sanzioni ridurrebbe l’efficacia del principale strumento di pressione sulla Russia e potrebbe essere percepito dagli alleati europei e NATO come segno di incoerenza o debolezza. Ciò potrebbe minare la fiducia nelle garanzie di sicurezza statunitensi e rafforzare la percezione di Mosca come attore vincente.
All’interno degli Stati Uniti, una simile scelta potrebbe suscitare malcontento nell’opinione pubblica e nel Congresso, alimentando divisioni politiche e contestazioni sulla linea della Casa Bianca.
La posta in gioco per la sicurezza internazionale
Attualmente l’aiuto americano all’Ucraina è visto come un elemento fondamentale per contenere l’aggressione russa e prevenire un’escalation. Una normalizzazione prematura rischierebbe di rafforzare l’aggressore, indebolendo la posizione degli Stati Uniti e creando un precedente pericoloso. Per Mosca, inoltre, l’uso propagandistico di un avvicinamento a Washington sarebbe un modo per distorcere la percezione della realtà in Occidente, favorendo la cancellazione delle sanzioni e il recupero di vantaggi tecnologici e finanziari.
Il dibattito su questa linea resta quindi cruciale per il futuro dell’ordine internazionale, per la coesione delle alleanze occidentali e per la stabilità della politica americana.