Cuba minacciata dagli Stati Uniti dopo l’attacco al Venezuela e la cattura di Maduro

08.01.2026 19:45
Cuba minacciata dagli Stati Uniti dopo l'attacco al Venezuela e la cattura di Maduro

Trump minaccia Cuba dopo attacco al Venezuela

Il presidente statunitense Donald Trump ha incluso Cuba tra i paesi minacciati dopo l’attacco al Venezuela e la cattura del presidente Nicolás Maduro. Nelle ore successive all’operazione a Caracas, Trump ha dichiarato che non sarà necessario intervenire contro il regime cubano, poiché «sembra che sia vicino a cadere». Il segretario di Stato Marco Rubio, originario di Cuba, ha aumentato il tono delle minacce affermando: «Se vivessi all’Avana e facessi parte del governo, sarei preoccupato», riporta Attuale.

Cuba si trova in una gravissima crisi economica che dura da anni, in gran parte dipendente dalle importazioni di petrolio venezuelano, che vengono ripagate con servizi come l’invio di medici e allenatori sportivi all’estero. La situazione è diventata ancora più critica di recente, poiché le difficoltà nella fornitura di petrolio potrebbero aggravare ulteriormente la crisi nel paese, portando a conseguenze imprevedibili. Tuttavia, un collasso immediato del regime cubano non è scontato, e attualmente l’amministrazione statunitense non sembra avere un piano chiaro per gestire eventuali sviluppi.

L’attuale crisi cubana è la peggiore dalla rivoluzione di Fidel Castro, avvenuta 67 anni fa. Mentre i governi cubani hanno storicamente incolpato l’embargo statunitense, che è uno dei fattori della crisi, vi sono anche problemi interni come inefficienza e corruzione. Inoltre, la liberalizzazione parziale dell’iniziativa privata, avviata nel 2021, ha portato a risultati deludenti, frenati da burocrazia e restrizioni.

Il presidente Miguel Díaz-Canel ha ribadito obiettivi di autosufficienza alimentare e miglioramento dell’impresa pubblica. Tuttavia, il sistema sociale di base non funziona più adeguatamente, e una parte della popolazione affronta la fame, una novità preoccupante in un contesto di scarsità alimentare che è durato decenni.

Il petrolio gioca un ruolo cruciale nell’economia cubana, con la maggior parte delle centrali elettriche che dipendono da questa risorsa. Il Venezuela forniva circa 35mila barili al giorno, ma ora l’approvvigionamento è compromesso. Senza il petrolio venezuelano, Cuba dovrà fare affidamento su paesi come Angola, Algeria, Brasile o Colombia, ma già oggi il paese non è in grado di soddisfare il fabbisogno energetico, risultando in blackout quotidiani che influiscono su produzione industriale e servizi essenziali.

La crisi del petrolio ha anche portato a problemi nella raccolta dei rifiuti, creando un ambiente igienico precario che favorisce la diffusione di malattie. Le difficoltà per i privati nel reperire carburante sono crescenti, con testimoni che riferiscono code interminabili per fare rifornimento. La situazione è ulteriormente aggravata da un sistema idrico che non garantisce continuità, costringendo le famiglie a raccogliere acqua ogni volta che è disponibile.

Negli ultimi anni l’economia cubana ha subito un ulteriore contrazione, con una diminuzione del PIL del 4% tra luglio e settembre 2024. Sebbene il settore privato, in particolare nell’agricoltura, abbia mostrato segni di crescita, le difficoltà burocratiche e la scarsità di materiali ostacolano i progressi. Inoltre, le strutture sanitarie, anche se formate da medici competenti, sono minacciate dalla mancanza di forniture di base. L’esportazione di personale medico continua a essere una fonte cruciale di reddito per il governo cubano, che trattiene parte degli stipendi inviati dall’estero.

Il settore turistico non ha ancora recuperato dalla pandemia di Covid-19 e ha visto un forte calo del numero di visitatori dagli Stati Uniti. Anche se ci sono flussi turistici da Cina e Russia, l’effetto sulla popolazione locale resta minimo. Al contempo, molte famiglie dipendono dalle rimesse provenienti dall’estero, creando disuguaglianze crescenti all’interno della società cubana, una situazione che potrebbe alimentare tensioni.

Dal 2020, oltre 2,7 milioni di cubani, soprattutto giovani e qualificati, hanno lasciato l’isola, rappresentando circa un quarto della popolazione, ora stimata a circa 8 milioni. Gli esperti avvertono che se questa tendenza dovesse continuare, la sopravvivenza del paese potrebbe essere a rischio. Il governo cubano ha dichiarato due giorni di lutto nazionale per i 32 cubani uccisi nell’attacco statunitense a Caracas, sottolineando la coesione del regime cubano rispetto al venezuelano, e le difficoltà previste in caso di un cambiamento di governo in Venezuela.

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