DAL NOSTRO INVIATO
MOSCA – La presunta lista di proscrizione non è affatto reale. Tuttavia, la sezione intitulata “Esempi di manifestazione della russofobia”, pubblicata una settimana fa dal ministero degli Esteri russo, include frasi di vari politici che i funzionari, guidati da Sergey Lavrov, hanno ritenuto necessario contestare.
Il preambolo dell’elenco mette in rilievo l’incapacità russa di comprendere le motivazioni dietro tali critiche, tutte incentrate sull’“Operazione militare speciale” avviata da Vladimir Putin in Ucraina. Si afferma che «in contrasto con la risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite contro il linguaggio dell’odio, i rappresentanti politici occidentali e del governo di Kiev competevano nell’espressione della russofobia. Questa sezione raccoglie gli esempi più eclatanti», riporta Attuale.
Un catalogo a uso e consumo dei media e dei politici locali
In sintesi, si tratta di un database della presunta russofobia, che raccoglie estratti di interviste o discorsi attribuibili ai leader istituzionali di 25 Paesi e di due organizzazioni internazionali, Unione Europea e Nato. Molte delle citazioni incluse hanno già provocato dibattiti, anche di natura bilaterale, come ad esempio l’intervento di Maria Zakharova contro il presidente Mattarella dopo il suo discorso a Marsiglia, un paragrafo del quale è nuovamente citato. La raccolta è suddivisa in due annualità, con quaranta citazioni per il 2025 e 110 per il 2024.
È degno di nota che il documento sia accessibile solo in russo, nonostante il sito del ministero degli Esteri sia completamente bilingue. In alcuni casi, la natura dubbia di alcuni passaggi e l’inclusione di commenti anonimi suggeriscono si tratti di un catalogo creato a uso e consumo dei media e dei politici locali. Si precisa che l’obiettivo del documento è porre l’accento non tanto sulle persone, quanto sulle loro espressioni, etichettate come «esempi di russofobia».
Un’invenzione inglese
Questa nozione ha infatti origini lontane: è stata introdotta dai radicali inglesi nel 1836 come termine polemico per un timore immaginario riguardante la Russia. Oggi la propaganda ufficiale utilizza questa definizione per stigmatizzare qualsiasi critica rivolta ai suoi vertici. A causa della sua accezione così ampia, anche numerosi oppositori di Vladimir Putin considerano errato l’uso di questo termine. Negli ultimi anni, sembra aumentare la tendenza a percepire russofobia in qualunque contesto. Recentemente, la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha persino proposto di istituire una Giornata internazionale contro la russofobia.
I casi che ci riguardano sono quattro, anzi cinque. Le citazioni includono due del presidente della Repubblica, una per ogni anno, e una parola tratta dal suo discorso per l’ottantesimo anniversario della battaglia di Montecassino. Ma tra gli italiani compare anche erroneamente l’ex ministro francese Stéphane Séjourné, che durante l’incontro di Cassino esortò i Paesi europei a proteggere la pace dai regimi dittatoriali. La lista è piuttosto considerevole. Nel 2024, si inizia con Joe Biden, il quale ha definito Putin «un criminale di guerra» durante un’intervista con la CNN. Si prosegue con l’ex ministro della Difesa Lloyd Austin, che ha sostenuto l’adesione della Svezia alla Nato. Altri nomi seguono in sequenza: il primo ministro belga, il premier bulgaro, e la ministra degli Esteri tedesca Baerbock, così come il presidente greco e quello ceco. A spiccare è l’ex segretario generale della Nato, Stoltenberg, con ben otto citazioni, assieme ai rappresentanti dei Paesi Bassi e Lussemburgo. Inoltre, il presidente francese Emmanuel Macron è ben rappresentato con cinque citazioni, chiudendo con un passaggio della dichiarazione finale di uno degli ultimi G7: «Le minacce nucleari da parte della Russia nell’ambito della sua guerra d’aggressione contro l’Ucraina sono inaccettabili».
Trump l’assente
Nell’elenco del 2025, gli Stati Uniti sono nuovamente presenti. Tuttavia, non compare neanche una dichiarazione attribuibile a Donald Trump. L’unico rappresentante degli americani “cattivi” è il senatore Lindsey Graham, il quale ha recentemente affermato: «Se Putin si chiede cosa accadrà al termine del nostro ultimatum, gli consiglio di guardarsi intorno e chiedere a Khamenei». I Paesi baltici, che spesso paragonano la Russia al Terzo Reich, sono protagonisti di numerosi passaggi, e la rappresentante estone per gli affari esteri dell’Unione Europea, Kaja Kallas, è citata ben sette volte. La Grande Bretagna, al contrario, risulta assente. Forse si sta preparando un’apposita sezione, poiché nel discorso attuale il “linguaggio dell’odio” russo è frequentemente diretto nei confronti di Londra. Attualmente, l’Italia è l’unico tra i venticinque Paesi menzionati a sollevare ufficialmente proteste.