La Storia di Lorenzo Annese: Simbolo dei «Gastarbeiter» in Germania
DALLA NOSTRA INVIATA
BOKENSDORF (Wolfsburg) – Quando Lorenzo Annese è giunto da Alberobello in Germania con una valigia, ha subito notato la mancanza di luce nel villaggio dopo una lunga giornata di lavoro. «Almeno ad Alberobello c’era un lampione, qui niente», ha riflettuto, constatando amaramente che la sua scelta di emigrare non era stata semplice. «Bell’affare hai fatto», si diceva, mentre la sua determinazione di non tornare a casa era mossa più dall’orgoglio che dalla paura delle risate altrui, riporta Attuale.
Lorenzo Annese, 88 anni, è un monumento vivente dei Gastarbeiter. È stato il primo italiano a entrare alla Volkswagen, dove ha iniziato come operaio, saldatore, per poi diventare un importante membro del consiglio di fabbrica, rimanendo in azienda per trent’anni. «L’immigrazione non è una passeggiata. Dovunque tu vada, sei l’ultimo», ha dichiarato Annese, sottolineando le difficoltà vissute da molti immigrati.
Negli anni ’50, Roma e Bonn siglarono accordi per portare in Germania migliaia di italiani come Gastarbeiter, lavoratori ospiti. Questi venivano accolti con promesse di buoni salari, ma con l’aspettativa di dover successivamente fare ritorno. Annese ricorda le ultime parole di sua madre prima della partenza: «Scrivi quando arrivi». La sua attuale residenza è una casa che lui stesso ha costruito insieme alla moglie Frida, un rifugio dove conserva i ricordi del passato.
Annese lasciò la sua terra d’origine all’età di 21 anni, nel 1958, inizialmente per Verona. Ricorda il viaggio in treno con nostalgia, notando il comfort della prima classe di cui era inconsapevolmente parte. Dopo una visita medica necessaria per il lavoro, lui e altri sono stati arruolati per contribuire alla ricostruzione della Germania, distrutta dalla guerra. Gli immigrati italiani, circa due milioni, hanno svolto un ruolo cruciale nel miracolo economico tedesco, affermando la loro presenza nelle fabbriche e nelle miniere.
Un documentario intitolato Un sogno italiano, in uscita ad aprile, esplorerà le storie di quei pionieri, tra cui Annese. «Per me, rappresenta la tenacia e l’intelligenza», dice il regista Fausto Caviglia. La speranza di un futuro migliore si materializzava per Annese con i convogli carichi di Maggiolino che passavano accanto al suo cantiere. Così, decise di affrontare la sfida di entrare alla Volkswagen, superando difficoltà e pregiudizi.
Solo pochi mesi dopo, la Volkswagen iniziò ad assumere migliaia di Gastarbeiter italiani, e Annese si dimostrò un valido facilitatori per molti di loro. Nella sua casa, ha creato un piccolo museo personale, conservando oggetti che raccontano la storia di quei tempi difficili. A partire dalle baracche di Wolfsburg, dove gli italiani vivevano in condizioni precarie, il suo archivio testimonia un’epoca.
Malgrado le condizioni di vita inizialmente difficili, come i divieti di ingresso in alcuni locali per gli italiani, Annese sottolinea come questa esperienza ha segnato una ripartenza per molti. «In fabbrica, per la prima volta in vita mia, sono stato trattato bene», afferma con orgoglio.
Attualmente, mentre pranza con sua moglie Frida, ricorda episodi di discriminazione, ma esprime anche la sua capacità di superare le avversità. Annese riconosce che la riuscita di molti italiani in Germania è dovuta alla necessità di dimostrare il proprio valore e dignità, un aspetto riflesso nei suoi riconoscimenti, tra cui la nomina a Cavaliere da parte di Mattarella e la Croce al merito tedesca da Steinmeier.