La transizione politica in Cile: da Gabriel Boric a José Antonio Kast
A marzo 2025, il Cile assisterà a un cambiamento radicale con l’elezione di José Antonio Kast, politico di estrema destra, come nuovo presidente, dopo la presidenza di Gabriel Boric, il più di sinistra nella storia del paese. La vittoria di Kast alle elezioni della scorsa settimana segna un netto contrasto non solo ideologico, ma anche personale e storico tra i due leader: Boric, 39 anni, è un ex leader studentesco emerso da un ampio movimento di protesta sociale, mentre Kast è un politico conservatore con forti legami con la dittatura di Augusto Pinochet e con l’elite economica tradizionale, riporta Attuale.
Il risultato elettorale rappresenta una risposta significativa a una serie di fattori tra cui il fallimento delle aspirazioni della sinistra cilena di apportare cambiamenti sostanziali, un contesto politico influenzato da ansie riguardanti la criminalità e l’immigrazione, e le scelte strategiche della campagna di Kast. L’alternanza tra destra e sinistra ha caratterizzato le elezioni presidenziali cilene negli ultimi due decenni, ma il contesto attuale è unico.
Quando Boric fu eletto nel 2021, aveva già tre mandati da deputato e una reputazione consolidata tra i movimenti di protesta che avevano scosso il Cile nel 2019. Originario di Punta Arenas, una località del sud del paese, Boric ha rappresentato una nuova generazione di leader politici, scegliendo persino di vivere in un quartiere artistico di Santiago, rispecchiando un’immagine di rottura rispetto al passato. Durante il suo mandato, è diventato il primo presidente cileno a diventare padre, prendendo un congedo parentale durante la sua presidenza.
Kast, all’età di sessant’anni, porterà avanti un’agenda di destra nel paese. Riconosciuto per la sua famiglia cattolica e per la sua formazione legale, Kast ha origini tedesche e ha un passato controverso legato alla sua posizione sulla dittatura di Pinochet. Questo nuovo presidente intende trasferirsi nel palazzo presidenziale della Moneda, simbolo della storia politica cilena, in particolare della sua ombrosa eredità.
Dopo una presidenza caratterizzata da consistenti aspettative ma anche da delusioni, Boric ha concluso il suo mandato con un livello di approvazione vicino al 30%. La sua amministrazione è stata segnata dall’intento di correggere le ingiustizie economiche ereditate dal passato, inclusa la riforma della Costituzione, che però è stata bocciata dalla popolazione in un referendum. Dopo questo fallimento, Boric ha cercato di ridefinire il suo governo introducendo riforme più tradizionali, ma senza apportare i cambiamenti profondi sperati.
La crescente insoddisfazione della popolazione ha aperto la strada a Kast, il quale ha saputo capitalizzare le tensioni sociali legate alla criminalità, proponendo risposte più repressive e improntate alla sicurezza e all’ordine. Con una campagna che ha evitato posizioni estreme, Kast si è presentato come una figura moderata, facilitato dal contesto politico e dall’emergere di candidati avversari meno appetibili.
Il nuovo presidente, fortemente sostenuto da un maggior numero di elettori rispetto a Boric nel 2021, non dovrà tuttavia dimenticare che la sua elezione non implica necessariamente un sostegno incondizionato al suo programma politico. Sarà fondamentale per Kast cercare accordi e costruire ponti tra le diverse forze politiche nel Congresso, dove non avrà una maggioranza chiara.
La transizione pacifica tra due presidenti con visioni contrastanti è un segno significativo della maturità della democrazia cilena, che ha dimostrato stabilità anche in momenti di forte polarizzazione e cambiamento politico.