Delcy Rodríguez nominata presidente ad interim del Venezuela dopo la cattura di Maduro
In seguito alla sorprendente cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti, avvenuta nella notte tra il 3 e il 4 gennaio, la Corte Suprema venezuelana ha nominato la vicepresidente Delcy Rodríguez come presidente ad interim. Questo sviluppo ha segnato un momento cruciale in una giornata caratterizzata da confusione, lasciando aperte molte domande sul futuro della nazione e sulle modalità di amministrazione del paese, riporta Attuale.
Sabato mattina, Rodríguez è stata tra i primi membri del regime a condannare pubblicamente l’operazione militare statunitense, sollecitando gli Stati Uniti a fornire prove che Maduro fosse ancora in vita. Durante una conferenza stampa nel pomeriggio, il presidente Trump ha affermato che Rodríguez aveva espresso la volontà di collaborare con gli Stati Uniti, sostenendo anche che in quel momento fosse già stata nominata presidente del Venezuela, un’affermazione priva di conferme.
Poche ore dopo, Rodríguez ha contraddetto Trump in un discorso alla nazione, definendo Maduro «l’unico presidente» del Venezuela e accusando gli Stati Uniti di cercare di rovesciare il governo venezuelano per appropriarsi delle sue risorse naturali. Nonostante le dichiarazioni, i media statali l’hanno continuata a presentare come vicepresidente fino alla sua nomina ufficiale.
Rodríguez, 56 anni, è una delle poche donne nel ristretto circolo di fidatari di Maduro. Vicepresidente dal 2018, ha anche ricoperto i ruoli di ministra del Petrolio e degli Esteri. Suo padre, Jorge Antonio Rodríguez, fu un guerrigliero marxista ucciso dall’intelligence venezuelana nel 1976. La sua carriera politica è stata in parte motivata dal desiderio di vendetta per la morte del genitore, e negli ultimi anni la famiglia Rodríguez ha detenuto importanti posizioni istituzionali.
Nonostante le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea per il suo ruolo nella repressione delle opposizioni, Rodríguez ha costruito una reputazione di pragmatismo accanto a una forte ideologia. Ha trascorso periodi all’estero e ha mantenuto rapporti solidi con gli establishment economici e militari del Venezuela. Il New York Times ha rivelato che la sua reputazione e la sua esperienza nel settore petrolifero, cruciale per gli interessi statunitensi, l’hanno resa un’opzione considerata accettabile dall’amministrazione Trump.
Secondo il quotidiano, l’amministrazione Trump aveva già identificato Rodríguez come potenziale successore di Maduro settimane prima dell’operazione. È convinta che Rodríguez possa essere disposta a fare concessioni alle compagnie petrolifere americane in cambio della fine dei sequestri delle petroliere al largo del Venezuela e di un possibile allentamento delle sanzioni sulle esportazioni di petrolio.
Inoltre, la favorita di Washington sarebbe risultata più accettabile, rispetto a Maria Corina Machado, leader dell’opposizione, anche a causa della percezione di debolezza di quest’ultima nel paese. Nonostante Machado abbia cercato di allineare la sua ideologia con quella di Trump e supportato le azioni militari contro Maduro, il presidente statunitense l’ha definita «senza sostegno o rispetto» in Venezuela.
Attualmente, non è chiaro come gli Stati Uniti pianifichino di «controllare» il Venezuela, come affermato da Trump, né quanto Rodríguez possa realmente essere incline a collaborare. Il suo discorso alla nazione ha ribadito le accuse di invasione statunitense, mentre fonti del New York Times avvertono che è ancora presto per comprendere le reali intenzioni di Rodríguez, accentuando il suo desiderio di apparire leale a Maduro per garantire la continuità del regime.
Infine, esiste la possibilità che la sua presidenza non sia duratura, dato che si prevedono nuove elezioni entro tre mesi, lasciando aperta l’incertezza su chi sarà alla guida del Venezuela in futuro.
Non ci posso credere… Delcy Rodríguez come presidente ad interim? È una situazione assurda. La politica del Venezuela è sempre più complicata e piena di sorprese. Ma chi può davvero fidarsi di un governo in queste condizioni? Sembra che l’instabilità regni sovrana. E noi, qui in Italia, come la mettiamo?