Demolizioni controllate a Gaza: il 70% degli edifici è inabitabile, contractor pagati 1.500 dollari per casa

19.07.2025 08:05
Demolizioni controllate a Gaza: il 70% degli edifici è inabitabile, contractor pagati 1.500 dollari per casa

All’interno della striscia di Gaza, si assiste quotidianamente all’uccisione di decine di civili palestinesi, mentre dall’inizio di aprile è avviata una sistematica distruzione delle aree edificate. Questa strategia di demolizione, voluta dal governo di Benjamin Netanyahu e sostenuta dall’estrema destra messianica israeliana, mira a cancellare progressivamente le zone urbane, riporta Attuale.

Il direttore dell’Istituto dei Sistemi di Informazione Geografica all’Università Ebraica di Gerusalemme, Adi Ben-Nun, denuncia che “i residenti di Gaza non hanno più case dove tornare. Il mondo che conoscevano e le loro vite precedenti sono scomparse per sempre” e sottolinea l’urgente necessità di affrontare la crisi.

Ben-Nun ha esaminato centinaia di immagini satellitari impiegando un algoritmo per quantificare la scala delle distruzioni. Anche un’indagine approfondita della BBC ha mostrato immagini di quelle che definisce «demolizioni controllate», che sono aumentate dopo la rottura del cessate il fuoco con Hamas, annunciato il 19 gennaio scorso.

Le stime parlano di oltre 160.000 edifici gravemente danneggiati, corrispondenti a più del 70% delle costruzioni nella Striscia, rendendoli dunque inabitabili. “La devastazione è totale, comprendente abitazioni private, edifici pubblici, fabbriche, scuole e aree agricole: non resta nulla in piedi”, aggiunge Ben-Nun, notando che i danni potrebbero essere ancora maggiori, poiché le immagini satellitari non rivelano lesioni ai muri se non si notano tetti crollati.

Uno dei luoghi più devastati è Rafah, situata al confine con il Sinai egiziano, precedentemente abitata da circa 275.000 persone; qui, ora, l’80% degli edifici è ridotto a macerie. I contractor privati assunti dall’esercito guadagnano fino a 1.500 dollari per edificio demolito. Netanyahu stesso aveva affermato a maggio: “Stiamo distruggendo tutto, così non potranno mai più tornare”.

Molti palestinesi nei territori occupati esprimono il loro risentimento, affermando che solo chi è cristiano e ha legami con le Chiese occidentali o possiede la doppia cittadinanza americana riesce a ricevere un pochino di attenzione internazionale. Questo è evidente ora, poiché dopo l’attacco israeliano all’unica chiesa cattolica della Striscia, la comunità internazionale ha sollevato la voce contro la guerra. Un episodio simile è avvenuto quando un giovane americano è stato ucciso nei pressi di Ramallah, scatenando una condanna insolita da parte dell’ambasciata americana.

Tuttavia, la quotidiana repressione israeliana è evidente a chiunque voglia vedere. I bombardamenti continuano in modo indiscriminato, con il chiaro obiettivo di forzare la popolazione a emigrare, anche se i confini sono chiusi e nessun Paese sembra disposto ad accogliere i gazawi. Il sito israeliano +972 riferisce che i meccanismi per i missili e i droni utilizzati dall’esercito sono controllati da un’intelligenza artificiale programmata per accettare la morte di 15-20 civili innocenti per ogni militante di Hamas eliminato, e fino a 100 se si tratta di un’importante figura dell’organizzazione islamica.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere