Dipendenti pubblici, addio al limite sugli stipendi

29.07.2025 06:25
Dipendenti pubblici, addio al limite sugli stipendi

Il ritorno al limite retributivo per i dipendenti pubblici

La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il limite retributivo di 240mila euro per i dipendenti pubblici, stabilito dal governo Renzi con il decreto legge n. 66 del 2014. Di conseguenza, il tetto massimo per gli stipendi riprende a essere basato sul trattamento economico onnicomprensivo del primo presidente della Corte di Cassazione, fissato a 311.658,23 euro lordi, secondo l’ultimo aggiornamento della presidenza del Consiglio del 2014, prima della riduzione imposta da Renzi. Riporta Attuale.

Questo limite retributivo era stato introdotto nel 2011 per tutti i soggetti che ricevono compensi finanziati dallo Stato, facendo riferimento allo stipendio del primo presidente della Corte di Cassazione, il magistrato con il compenso più elevato. Tuttavia, nel 2014, il ‘tetto’ fu stabilito in modo fisso, comportando una considerevole riduzione degli stipendi per alcuni magistrati.

Nel non riconoscere l’illegittimità della riduzione della spesa anche per il personale della magistratura, la Corte ha comunque rimarcato come tale intervento, giustificato dalla grave crisi finanziaria del Paese, avesse un carattere straordinario e dovesse restare temporaneo, specialmente se applicato alla magistratura. La Corte sottolinea che, essendo questa un’incostituzionalità sopravvenuta, la sua decisione avrà effetto solo dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza nella Gazzetta Ufficiale.

I principali beneficiari di questa sentenza saranno i magistrati, come nel caso di un presidente di sezione del Consiglio di Stato, che ha svolto un incarico elettivo dal 2013 al 2015 e non rischierà più di superare il limite stabilito grazie al cumulo tra stipendio e indennità. Mentre gli stipendi della magistratura trovano una sorta di protezione, il tetto per manager e dirigenti pubblici potrebbe subire delle variazioni. Il governo, esaminato l’impatto della sentenza, potrebbe optare per un tetto differenziato per varie categorie, senza abbassare quello previsto per i magistrati. È necessario, inoltre, un aggiornamento della retribuzione del presidente della Corte di Cassazione, tenendo conto degli aumenti tabellari avvenuti dal 2014 a oggi.

Roberto Caruso, presidente di Funzione Pubblica Cida, ha commentato il provvedimento, dichiarando che la soglia fissa di 240mila euro annui era diventata obsoleta e penalizzante. “Nata in un contesto di emergenza, ha svalutato competenze e responsabilità essenziali per il corretto funzionamento della pubblica amministrazione”, ha aggiunto. Caruso ha evidenziato l’importanza di sviluppare un sistema retributivo che sia sostenibile, aggiornabile e trasparente, in grado di riflettere il valore e il merito della dirigenza pubblica. Inoltre, ha sostenuto che l’adeguamento del limite retributivo potrebbe anche costituire uno strumento anticorruzione, poiché un riconoscimento chiaro del valore del lavoro pubblico contribuirebbe a garantire legalità e integrità nel settore.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere