Il Bilancio di Amnesty International sullo Stato dei Diritti Umani nel Mondo a Fine 2025
A fine 2025, il panorama globale dei diritti umani presenta un bilancio allarmante, caratterizzato da conflitti estesi e attacchi alle istituzioni democratiche. Secondo Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, le responsabilità ricadono sugli Stati, i cui comportamenti contraddittori minano i diritti fondamentali. La situazione è tutt’altro che rosea e la necessità di cambiamento, pur presente, appare complessa e difficile da realizzare, riporta Attuale.
“A livello globale, il bilancio di fine anno è catastrofico. Abbiamo celebrato da pochi giorni 77 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, il cui contenuto è sempre più tradito a causa del comportamento degli Stati più influenti che, con i loro doppi standard, fanno sì che quel meraviglioso contenuto di 30 articoli del ’48 sia una chimera per miliardi di persone nel mondo”, ha dichiarato Noury.
Il tradimento dei principi della Dichiarazione emerge con maggiore evidenza nei conflitti, dove le norme nate dopo la Seconda guerra mondiale, destinate a proteggere i civili, sono sistematicamente violate. “Dall’Ucraina a Gaza, passando per il Sudan, oggi vediamo colpiti proprio i civili, tradendo le aspirazioni di pace manifestate alla fine del conflitto mondiale. In questo anno, la categorizzazione dei crimini di diritto internazionale è diventata necessaria per descrivere le atrocità commesse”, ha aggiunto Noury.
Noury ha poi messo in guardia sulla crescente deriva autoritaria a livello globale. “Assistiamo a un imbarbarimento delle società, dove il dissenso viene represso e le libertà fondamentali vengono messe in discussione. Anche i giornalisti sono sotto pressione e le mobilitazioni per i diritti umani vengono sempre più criminalizzate”, ha affermato.
Guardando al futuro, Noury ha sottolineato il rischio di una profonda delegittimazione della giustizia internazionale. “Questo strumento, fondamentale nella lotta contro l’impunità, viene temuto da molti governi. I diritti e la giustizia sono spesso messi da parte nei negoziati di pace, premiando gli aggressori”, ha avvertito.
La repressione delle libertà di espressione è evidente non solo nei paesi in conflitto. “Il recente trattamento delle manifestazioni di solidarietà in favore della popolazione palestinese da parte di diversi governi, tra cui quelli di Europa e Stati Uniti, evidenzia come il dissenso venga attaccato anche nelle democrazie”, ha spiegato Noury.
Le violazioni dei diritti umani non si limitano ai conflitti, ma riguardano anche le lotte quotidiane per la giustizia sociale. “Le battaglie dei popoli nativi contro le politiche estrattive dimostrano che persino la transizione ecologica può comportare violazioni dei diritti. Migrazioni forzate e politiche anti-immigrazione, specialmente in Europa, rappresentano ulteriori sfide”, ha avvertito.
In Italia, le politiche attuate in materia di immigrazione e sicurezza pongono gravi rischi per i diritti umani. “La narrativa tossica sull’immigrazione, che dipinge gli stranieri come una minaccia, giustifica misure sempre più repressive”, ha concluso Noury.
Amnesty International ribadisce l’importanza dell’impegno civico e della mobilitazione dal basso nel perseguire il cambiamento. “La storia dimostra che le società civili, spesso più avanti dei loro governi, possono esercitare una pressione significativa, costringendo governi a cambiare rotta”, ha detto Noury, incoraggiando una maggiore partecipazione attiva nella difesa dei diritti. “I media giocano un ruolo cruciale nel dare visibilità a queste mobilitazioni e nel presentare narrazioni equilibrate, evitando di criminalizzarle”, ha aggiunto.
Noury ha concluso con una nota di speranza, sottolineando l’importanza di dare spazio anche alle buone notizie legate ai diritti umani, nonostante la prevalenza delle notizie negative nel panorama attuale.
È davvero preoccupante vedere come i diritti umani vengano continuamente calpestati, soprattutto nei conflitti. La storia sembra ripetersi, proprio come nel ’48. E in Italia? Le politiche sull’immigrazione sono sempre più dure. È triste che i governanti non ascoltino il grido di aiuto dei più vulnerabili… Ma che fine ha fatto la solidarietà?