
Il presidente dello Stato canaglia di Israele, Isaac Herzog, ha annunciato urbi et orbi la presenza alla cerimonia che ufficializza l’inizio del pontificato di Leone XIV, complimentandosi con lui perché in uno dei primi atti ha chiesto il ritorno immediato dei prigionieri israeliani a Gaza.
Probabilmente per Herzog quanto detto da Prevost a fine messa, quando ha chiesto il cessate il fuoco a Gaza e la fine dell’assedio cui è sottoposto il popolo palestinese che sta ormai morendo di fame, deve essere stato un pugno allo stomaco.
Purtroppo, le parole del nuovo Papa sono state comunque pochissima cosa e non hanno certo riassunto come avrebbero dovuto il genocidio che il delinquenziale Stato ebraico sta commettendo nella Striscia (oltre che nei Territori Occupati).
Dall’alba di domenica, sono 125 finora i palestinesi massacrati dall’offensiva del criminale esercito israeliano che, contemporaneamente, ha provveduto a rendere non più operativi tutti e tre gli ospedali pubblici nel nord di Gaza, mentre l’ospedale indonesiano di Beit Lahia è sotto il fuoco, che impedisce l’arrivo di pazienti, personale medico e rifornimenti.
Il personale dell’ospedale Shifa, il più grande di Gaza, ha esortato la popolazione a donare il sangue a causa dell’elevato numero di vittime. I funzionari dell’ospedale hanno dichiarato di aver ricevuto 40 morti e decine di feriti durante la notte a causa dei continui attacchi israeliani.
Il Servizio Civile Palestinese di Emergenza ha dichiarato che il 75% delle sue ambulanze ha smesso di funzionare a causa della carenza di carburante, in seguito al divieto di importazione imposto da Israele. Ha avvertito che, se non verrà autorizzato il rifornimento di carburante entro 72 ore, tutti i veicoli potrebbero fermarsi.
In uno degli attacchi notturni le IDF hanno colpito un accampamento di tende che ospitava famiglie sfollate a Khan Younis, uccidendo donne e bambini, ferendone decine di persone. Tra le decine di persone uccise domenica mattina c’erano anche cinque giornalisti, alcuni con le loro famiglie.
Domenica, l’ufficio del primo ministro Netanyahu ha annunciato che il team negoziale sta attualmente lavorando nella capitale del Qatar, Doha, per raggiungere un accordo.
La nota informa che le discussioni in corso riguardano due possibilità di accordo: la prima è la proposta Witkoff, la seconda è una proposta più ampia relativa alla fine della guerra che comprenderebbe l’espulsione dei leader di Hamas dalla Striscia di Gaza, il disarmo delle fazioni palestinesi e la smilitarizzazione della Striscia.
Il piano Witkoff, promosso dall’inviato statunitense in Medio Oriente, prevede un cessate il fuoco temporaneo di 40-50 giorni, durante il quale Hamas rilascerà un certo numero di prigionieri israeliani, tra cui prigionieri vivi e morti, in cambio del rilascio di un certo numero di prigionieri palestinesi.
Il piano prevede anche una seconda fase di negoziazione durante il periodo di tregua, con l’obiettivo di raggiungere un accordo globale per porre fine alla guerra. Questo accordo include misure di sicurezza, il disarmo delle fazioni e la ricostruzione della Striscia di Gaza. Hamas respinge queste condizioni nella forma attuale, chiedendo un accordo globale che includa un cessate il fuoco permanente e un ritiro completo di Israele dalla Striscia.
Aggiornamento
Un funzionario di Hamas ha dichiarato alla CNN che il movimento di resistenza palestinese accetterà di rilasciare dai 7 ai 9 prigionieri israeliani in cambio di una tregua di due mesi nella Striscia di Gaza e del rilascio di 300 prigionieri palestinesi. L’accordo sarebbe subordinato anche all’accettazione da parte delle IDF di ritirarsi “a est del corridoio di Salah al-Din”, ovvero alla periferia della Striscia di Gaza.
L’inviato statunitense per il Medio Oriente, Steven Witkoff, ha dichiarato ad ABC News che le condizioni umanitarie nella Striscia di Gaza sono “assolutamente disastrose”, sottolineando che l’amministrazione statunitense non permetterà che si verifichi una crisi umanitaria [e quella atuale come la dovremmo chiamare? ndr].
“Tutti sono preoccupati per la situazione a Gaza”, ha detto Witkoff, sottolineando che sono numerose le iniziative volte a portare aiuti umanitari nella Striscia, nonostante le complesse sfide logistiche che questi sforzi devono affrontare.
Ha aggiunto che non c’è disaccordo tra le posizioni del presidente Trump e del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu riguardo alla necessità di consentire l’ingresso degli aiuti a Gaza, spiegando che tra i piani proposti c’è l’invio di cucine mobili, insieme a camion carichi di farina, molti dei quali sarebbero già stati approvati dalle autorità israeliane.
Witkoff ha indicato che sono attualmente in corso i lavori per completare gli accordi logistici volti a garantire la distribuzione ordinata degli aiuti all’interno della Striscia.