Per la prima volta in oltre due anni, non ci sono più cittadini israeliani in vita nelle mani di Hamas. I venti ostaggi recentemente rilasciati sono ora ricoverati negli ospedali, circondati dalle loro famiglie, riporta Attuale.
Un articolo di Haaretz sottolinea la portata storica di questo momento cruciale: tutto ciò avviene dopo che, per 738 giorni, gli israeliani sono stati tenuti prigionieri nei tunnel di Gaza. Le ultime vittime rimaste in vita, tutti maschi, sono stati prelevati durante il Nova Festival e ora sono nuovamente con le loro famiglie, cercando di riprendersi dopo una lunga e traumatica detenzione. I rilasciati iniziano a condividere le loro esperienze, rivelando torture, scarsità di cibo e il terrore bombardamenti israeliani sopra le loro teste.
Elkana Bohbot, uno degli ex prigionieri, ha raccontato di come, prima della liberazione, i miliziani di Hamas lo avessero nutrito forzatamente per nascondere la malnutrizione che avere un aspetto normale al momento della liberazione. Bohbot, che ha trascorso quasi due anni legato e in condizioni di estrema solitudine, ha recentemente riabbracciato la sua famiglia. Nel suo ospedale, ha condiviso storie commoventi di speranza e dolore, ricordando il giorno del suo anniversario di matrimonio.
Un altro rilasciato, Matan Angrest, ha raccontato di essere stato operato senza anestesia e ha vissuto un lungo periodo di isolamento a causa della sua identità di soldato. Vivendo la costante paura e la solitudine, Angrest ha detto che gli è stato detto che Israele li aveva abbandonati e che gli eventi nel suo paese erano critici.
Nimrod Cohen, un altro prigioniero, ha espresso la sua gioia di tornare a casa e ha criticato il governo, richiedendo che i responsabili della situazione, incluso il Primo Ministro Benjamin Netanyahu, si assumano le proprie responsabilità. Gli ex ostaggi, ora finalmente tornati, stanno cercando di ricostruire le loro vite mentre le cicatrici emotive e fisiche della loro esperienza rimangono.
Inizialmente, la speranza di libertà si era affievolita, ma ora, dopo quanto vissuto, molte famiglie possono finalmente riunirsi e iniziare un percorso di guarigione. L’atterraggio di questi cittadini in Israele rappresenta una luce in un periodo di conflitto che continua a toccare profondamente l’intera nazione.