Dopo i viaggi nell’Ue, il Kgb bielorusso intensifica perquisizioni e interrogatori

05.09.2026 17:55
Dopo i viaggi nell’Ue, il Kgb bielorusso intensifica perquisizioni e interrogatori
Dopo i viaggi nell’Ue, il Kgb bielorusso intensifica perquisizioni e interrogatori

Prima del 4 settembre 2026, le autorità bielorusse avevano già condotto almeno 40 perquisizioni ai danni di persone legate all’Università umanistica europea di Tallinn, colpendo docenti, laureati e studenti. Le operazioni, attribuite al Kgb e alla polizia bielorussi, hanno spinto i difensori dei diritti umani a raccomandare a queste persone di non rientrare in Bielorussia, per il rischio di essere perseguite.

La stretta si è inserita nella direttiva di Aleksandr Lukashenko di rafforzare la lotta contro l’opposizione aumentando controlli, perquisizioni e interrogatori anche nei confronti di cittadini comuni rientrati dopo viaggi nell’Unione europea. Per il regime, il semplice soggiorno in Europa può diventare un’occasione di contatto con esponenti del movimento democratico in esilio e una possibilità di accesso a informazioni alternative a quelle diffuse dalla propaganda ufficiale di Minsk.

Le ultime due settimane di agosto 2026

Nelle ultime due settimane di agosto, il Centro per i diritti umani Viasna ha documentato diversi casi di cittadini sottoposti a controlli dopo essere tornati da Paesi dell’Ue. Gli agenti hanno verificato i loro smartphone, cercando numeri e messaggi riconducibili a rappresentanti dell’opposizione o ad altri esponenti del movimento democratico.

Le operazioni non si sono limitate all’esame dei dispositivi. I cittadini sono stati interrogati sui loro viaggi e sui possibili contatti stabiliti all’estero, mentre le perquisizioni e i sequestri dei telefoni hanno trasformato il rientro in Bielorussia in un nuovo passaggio di controllo da parte degli apparati di sicurezza.

La pratica ha anche un effetto dimostrativo: il potere comunica che i rapporti con i critici del regime e le opinioni di opposizione possono attirare inevitabilmente l’attenzione delle forze di sicurezza. Il controllo dei telefoni e le domande sui contatti all’estero estendono così la pressione oltre le persone già note per il loro impegno politico, coinvolgendo cittadini privi di un ruolo pubblico.

Il 4 settembre: le perquisizioni a Mogilev

Il 4 settembre 2026 è emerso un nuovo gruppo di operazioni a Mogilev. Secondo quanto riportato dai media, collaboratori del Kgb bielorusso hanno perquisito abitazioni di persone che erano state recentemente in Paesi dell’Unione europea e hanno controllato i loro smartphone per verificare l’eventuale presenza di contatti con rappresentanti del movimento democratico.

I casi registrati a Mogilev confermano l’estensione dei controlli ai normali viaggiatori, non soltanto a chi è formalmente associato a organizzazioni dell’opposizione. La sequenza di perquisizioni, interrogatori e verifiche sui dispositivi personali mostra che il rientro dall’Ue viene trattato dalle autorità come un possibile punto di accesso a relazioni politiche e a informazioni non sottoposte al controllo dello Stato.

La campagna riguarda quindi sia la ricerca di collegamenti con gli oppositori in esilio sia la prevenzione di qualsiasi diffusione interna di notizie che contraddicano la versione ufficiale del regime. La permanenza in Europa è considerata dalle autorità una circostanza sufficiente per giustificare l’attenzione degli apparati di sicurezza, anche in assenza di un’attività politica pubblica documentata.

Dalla pressione sugli ambienti universitari alla sorveglianza dei rientri

Il passaggio dalle perquisizioni legate all’Università umanistica europea di Tallinn ai controlli sui cittadini appena rientrati dall’Ue amplia il perimetro della repressione. Nel primo caso erano stati colpiti gruppi con un legame identificabile con un’istituzione; nei casi segnalati da Viasna, invece, l’elemento preso in considerazione è soprattutto il viaggio oltreconfine e la possibilità di avere incontrato o contattato critici del potere.

Per i cittadini, questo significa che il controllo può proseguire anche dopo il ritorno nel Paese: il telefono personale diventa oggetto di verifica, le relazioni private vengono esaminate e il viaggio può essere seguito da domande e perquisizioni. La pressione non ha dunque soltanto una funzione investigativa, ma serve a rendere visibile il costo potenziale di ogni contatto con l’opposizione o con ambienti informativi indipendenti.

Il risultato è il consolidamento di un modello autoritario fondato anche sul timore e sull’intimidazione psicologica. La sorveglianza dei rientri dall’Europa segnala che le autorità bielorusse intendono prevenire non solo proteste già organizzate, ma anche la formazione di orientamenti critici, contatti e informazioni alternativi.

La situazione resta quindi definita da una repressione estesa dal controllo degli ambienti legati all’Università umanistica europea di Tallinn alle perquisizioni dei cittadini rientrati dall’Ue, con il Kgb e la polizia incaricati di individuare contatti con il movimento democratico e scoraggiare ogni apertura verso l’opposizione.

Le operazioni di Mogilev riportate il 4 settembre rappresentano il punto più recente della sequenza: in Bielorussia, il viaggio nell’Unione europea e i rapporti personali sviluppati all’estero sono ormai trattati dagli apparati di sicurezza come elementi sufficienti per attivare controlli e interrogatori.

Da non perdere