Draghi: L’Unione Europea deve diventare una federazione per affrontare le sfide globali
L’ex presidente del Consiglio italiano ed ex presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha affermato che per sopravvivere all’epoca in cui il vecchio ordine mondiale è “morto”, l’Unione Europea deve evolversi da una “confederazione” a una “federazione”. Durante un discorso all’Università di Lovanio, in Belgio, Draghi ha delineato il suo punto di vista riguardo al futuro dell’Unione, evidenziando il contrasto tra le due concezioni, riportano Attuale.
Draghi ha spiegato che una federazione comporterebbe il cedimento progressivo di sovranità da parte degli stati membri a un’autorità centrale, rappresentata dalla Commissione europea. Questa visione si contrappone a quella della confederazione, sostenuta da partiti nazionalisti di destra, che prevede un maggior recupero di autonomia da parte degli stati membri, limitando la cessione di competenze alle istituzioni europee.
L’Unione Europea attualmente non si identifica pienamente con nessuno dei due modelli. Essa possiede elementi di sovranazionalità in ambiti come il commercio e la politica monetaria, ma in molti altri settori essenziali, come la sanità e il lavoro, ha competenze limitate. Inoltre, in ambiti quali la politica estera e quella fiscale, ogni governo nazionale può esercitare un potere di veto attraverso il Consiglio dell’Unione europea.
Questa natura ibrida ha causato gravi problemi di immobilismo, soprattutto in politica estera. La presenza di Stati membri, come l’Ungheria, vicini alla Russia ha contribuito alla lentezza dell’Unione nell’adottare una posizione chiara a favore dell’Ucraina. Dopo quattro anni dall’inizio dell’invasione russa, l’Unione non ha ancora stabilito una strategia chiara sui beni russi congelati in Europa.
In un contesto globale caratterizzato da una crescente aggressività da parte di Stati Uniti e Cina, l’Unione lotta per affermarsi come un attore paritario. Draghi ha sostenuto che nei settori in cui l’Unione si è federata, essa è rispettata come potenza. Al contrario, nei settori dove non lo è ancora, appare come un insieme disorganico di Stati di medie dimensioni.
Il concetto di federazione fu introdotto nel Manifesto di Ventotene, redatto durante la Seconda guerra mondiale, dove si immaginava un’Europa come un’entità federale. Tuttavia, tradurre questa visione in pratica richiede trasferire molte più competenze agli organi europei e la creazione di nuove strutture, inclusi un esercito europeo e una Costituzione comune.
Una federazione europea potrebbe facilitare l’emissione di debito comune e l’emissione di “Eurobond”, che attualmente hanno una legittimità controversa e costano di più rispetto ai titoli di Stato nazionali. In un simile scenario, gli stati membri diventerebbero simili a regioni con vari poteri, ma senza la capacità di porre il veto su decisioni prese a maggioranza.
In Italia, il modello federale è appoggiato da Draghi, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dai partiti di centrosinistra. D’altra parte, Giorgia Meloni promuove un’Unione europea confederata, enfatizzando i poteri nazionali e le questioni d’identità della destra. I sostenitori del modello confederale, come i partiti di destra, ritengono che sia necessario preservare le diverse lingue e culture negli Stati membri e ridurre il potere centralizzato dell’Unione.
Il dibattito tra i modelli federale e confederale rimane acceso e complesso, con implicazioni profonde per il futuro politico e sociale dell’Europa.