Due terzi delle compagnie carbonifere russe registrano perdite record

29.08.2025 19:30
Due terzi delle compagnie carbonifere russe registrano perdite record
Due terzi delle compagnie carbonifere russe registrano perdite record

La crisi dell’industria carbonifera russa, una delle principali branche dell’economia nazionale con centinaia di migliaia di occupati e decine di città monoindustriali, continua ad aggravarsi. Nel primo semestre del 2025 il settore ha accumulato perdite per 185,2 miliardi di rubli, con un ritmo medio di oltre 1 miliardo di rubli al giorno. Secondo i dati di Rosstat, il 66% delle aziende lavora ormai in negativo, mentre il volume complessivo delle perdite ha superato quello dell’intero 2024, quando erano stati registrati 112,5 miliardi di rubli.

L’impatto delle sanzioni e il calo della domanda asiatica

Tagliate fuori dai mercati occidentali a causa delle sanzioni e colpite dal crollo della domanda asiatica, le compagnie hanno visto il saldo negativo crescere del 2500% su base annua. Nel solo primo semestre la Cina ha ridotto del 25% le importazioni di carbone russo, con un taglio che nel secondo trimestre è arrivato al 34%. La perdita del mercato europeo, un tempo principale destinazione dell’export, non è stata compensata dalle vendite verso l’Est.

Prezzi globali e costi interni mettono in ginocchio il settore

Alla crisi hanno contribuito anche fattori macroeconomici: il calo dei prezzi internazionali del carbone energetico a 64-83 dollari per tonnellata e il rafforzamento del rublo hanno ridotto la redditività delle esportazioni. Inoltre, l’aumento dei costi di trasporto e delle attrezzature, insieme al difficile accesso ai finanziamenti per via dei tassi elevati della Banca centrale, hanno colpito in particolare le aziende di piccole e medie dimensioni. A ciò si aggiunge una carenza crescente di manodopera qualificata, legata a mobilitazione, emigrazione e perdita di attrattiva del settore.

Crollo in Kemerovo e rischio di bancarotta diffusa

Nel bacino del Kuzbass, da cui proviene circa il 60% del carbone russo e l’80% di quello da coke, hanno chiuso 17 imprese, alcune in modo definitivo, causando licenziamenti e ritardi nei salari. Il Ministero dell’Energia stima che 27 società, responsabili di circa il 10% della produzione nazionale, siano in condizioni di pre-fallimento. Secondo l’analisi del Fondo per la Sicurezza Energetica Nazionale, parte dell’industria è «destinata a scomparire», poiché estrarre e trasportare carbone in Russia è ormai troppo costoso rispetto ai concorrenti internazionali. Come sottolineato dal Moscow Times, la combinazione di isolamento economico e crollo della domanda rischia di trasformare il settore in una fonte strutturale di disoccupazione e tensioni sociali.

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