Polarizzazione politica in Italia: Forza Italia e Lega si confrontano a distanza
Roma – Esiste una distanza che non si misura in chilometri, ma in coordinate politiche: quella che ieri ha separato il velluto rosso del Teatro Manzoni di Milano dalle alture innevate di Roccaraso e Rivisondoli. Nell’ultima domenica di gennaio, Lega e Forza Italia hanno occupato i due poli opposti della scena governativa, evidenziando una polarizzazione interna che è, al contempo, una ricerca d’identità e un’Opa sul futuro dell’area moderata. Mentre a Milano si celebrava la liturgia delle radici liberali, in Abruzzo il Carroccio serrava i ranghi attorno al pragmatismo del territorio: due manifestazioni speculari per marcare il perimetro di fronte all’egemonia di Fratelli d’Italia, pur muovendosi su binari ideologici sempre più divergenti, riporta Attuale.
Al Manzoni, la celebrazione del 32° anniversario della «discesa in campo» azzurra è partita da un richiamo storico che è anche una dichiarazione d’intenti: il 1978, l’anno in cui Silvio Berlusconi salvò la storica sala milanese dalla chiusura e dalla speculazione edilizia. Da questa eredità, Antonio Tajani ha rilanciato l’obiettivo del 20%, posizionando Forza Italia come baricentro di un’area liberale che non intende appiattirsi sul sovranismo. Il terreno di massima convergenza resta la giustizia. Con il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 ormai all’orizzonte – data recentemente confermata dal consiglio dei ministri – entrambi i partiti hanno ribadito il sostegno alla separazione delle carriere. Se per Tajani la riforma è il “compimento del sogno liberale”, per Matteo Salvini è la prova di una Lega capace di incidere sull’architettura dello Stato.
Un asse che funge da collante, ma che non basta a disinnescare le mine tattiche esplose sulla politica internazionale e sull’identità dei partiti. La cronaca della giornata ha registrato una brusca accelerazione polemica a seguito dell’incontro tra Matteo Salvini e l’attivista britannico di estrema destra Tommy Robinson. Tajani ha espresso una netta censura dal palco milanese: “Quella persona è incompatibile con i nostri valori”, tracciando un confine netto tra il popolarismo europeo e le spinte identitarie. La replica di Salvini da Roccaraso è stata improntata alla rivendicazione di autonomia: “Io parlo con tutti per fare battaglie comuni”, rigettando ogni sindacato degli alleati sulle proprie relazioni.
In questo clima acceso si è inserita la presenza di Carlo Calenda al Manzoni, dove il leader di Azione ha dialogato con Tajani trovando punti di convergenza su energia e sviluppo, ma ha segnato un solco profondo con via Bellerio: “Io non posso stare con chi sfila con gli amici di Hamas e trova una ragione per odiare l’Occidente, quindi se stesso. Ma non posso nemmeno stare con chi riceve neonazisti cocainomani in un ministero della Repubblica Italiana”. Mentre Salvini ha blindato la Lega in Abruzzo ammonendo che “chi esce dalla Lega finisce nel nulla” – messaggio volto a scoraggiare tentazioni verso il centro – Tajani ha guardato oltre la scadenza referendaria per riaffermare l’identità europea del partito.
Il segretario azzurro ha infatti ufficialmente dato appuntamento a Roma per una grande kermesse celebrativa dedicata ai 50 anni del Partito popolare europeo. L’evento si terrà subito dopo il referendum sulla giustizia di marzo, un passaggio che il vicepremier intende trasformare in una consacrazione di Forza Italia come unica e legittima forza politica europeista, cristiano-democratica e conservatrice liberale in Italia. La sfida per la leadership dell’area moderata riparte da qui: tra i velluti della metropoli e le piazze della provincia, in attesa che il voto di marzo sciolga il primo vero nodo politico della legislatura.
Ma come si fa a capire le posizioni di questi partiti? Da una parte Forza Italia che cerca di rimanere legata alle sue origini liberali, dall’altra la Lega che sembra puntare tutto sul pragmatismo locale. E nel mezzo, i conflitti di valori… ma quale sarà il futuro di questa destra italiana? Preoccupante, davvero.