Caduta di El Fasher: la crisi del Darfur Continua
La capitale del Nord Darfur, El Fasher, è caduta nelle mani delle Forze di supporto rapido (Rsf) dopo 18 mesi di assedio, lasciando oltre 12 milioni di profughi in un conflitto che ha provocato gravi crisi umanitarie, riporta Attuale.
Le immagini satellitari e le testimonianze rivelano una situazione devastante: cadaveri nelle strade e rifugiati che scappano a piedi o a bordo di camion rari, mentre l’esercito regolare e i guerriglieri alleati si sono ritirati per evitare un massacro di civili. Tuttavia, le denunce di esecuzioni di massa continuano a emergere, confermate da organizzazioni come l’Onu e Human Rights Watch.
Recentemente, l’Organizzazione mondiale della sanità ha espresso sgomento per la notizia degli oltre 460 pazienti e accompagnatori uccisi presso l’ospedale Saudi Maternity, mentre video inquietanti mostrano miliziani che uccidono disarmati senza pietà. Le immagini satellitari mostrano gruppi di corpi sulla sabbia, suggerendo che i militanti potrebbero aver rastrellato casa per casa chi era considerato “collaborazionista”.
Si stima che tra 150.000 e 400.000 persone siano morte negli ultimi due anni e mezzo, con El Fasher che segna solo l’ultimo capitolo di questa tragedia. La città, un tempo abitata da 500 mila persone, è ora completamente in mano ai Rsf, che avevano costruito barriere per limitare gli aiuti alla popolazione civile e impedire l’uscita.
Le pressioni internazionali sono in aumento: Paesi come Emirati Arabi, Ciad e Libia armano i Rsf, mentre Egitto, Turchia e Iran supportano l’esercito, con la Russia che traietta affari con entrambi i lati del conflitto. La popolazione civile continua a soffrire e a cercare rifugio sotto tende umanitarie, con molte persone che perdono la vita per mancanza di cibo e acqua. Le autorità locali negano ogni coinvolgimento in atrocità, mentre le accuse di massacri si intensificano, richiamando alla mente il terribile genocidio del 2003-2005.