Nuove rivelazioni sulla foto di Andrea Sempio nel caso Garlasco
Roma, 3 dicembre 2025 – Una foto di Andrea Sempio, recentemente scoperta da un vecchio hard disk, è al centro di un rinnovato interesse per il delitto di Garlasco. La Procura ha convocato la fotografa che ha scattato l’immagine, sollevando interrogativi sul suo significato. La questione da porsi è: quale prova sta realmente offrendo questa fotografia?, riporta Attuale.
Questa immagine conferma le dichiarazioni di Sempio, che ha affermato di essere stato presso la villetta dei Poggi poche ore dopo il delitto. Si apre così un dibattito sul linguaggio del corpo, strumento che, pur non costituendo un alibi, può rivelare informazioni sulla coerenza tra quanto affermato e le emozioni percepite. Gli occhi di Sempio sembrano privi di tensione laterale, suggerendo una mancanza di paura o di controllo sulla situazione. Le palpebre appaiono rilassate, lontane dalle micro-contrazioni associate alla rabbia.
La bocca di Sempio è socchiusa, un dettaglio significativo: in genere, una persona che mente tende a contrarre le labbra. Qui, invece, emerge un’apertura serena, che parla di confusione e disorientamento piuttosto che di colpevolezza. Oggi, nelle indagini, si sta discutendo anche la possibilità di un movente.
Tuttavia, è difficile sostenere questa ipotesi: non esiste una relazione profonda tra Chiara e Andrea, ma solo contatti superficiali. Costruire un movente 18 anni dopo la tragedia si rivela complesso, soprattutto considerando il Dna rinvenuto sui margini ungueali della vittima, un profilo che presenta solo 12 marcatori; per una certezza genetica al giorno d’oggi ne occorrono almeno 27. Si tratta di un dato tanto fragile da risultare inidoneo per attribuire la paternità.
Ci sono anche questioni riguardanti una fotografia che rappresenta un’impronta, priva del frammento murario e, per questo motivo, non utilizzabile con certezza secondo le linee guida internazionali. Inoltre, le telefonate a casa Poggi nei giorni precedenti al delitto, nelle quali Sempio cercava Marco, non sembrano fornire alcun collegamento decisivo.
In parallelo, il Riesame ha dissequestrato i dispositivi dell’ex pm Venditti, considerando la mancanza dei presupposti per il sequestro, tanto meno per un’eventuale accusa di corruzione. Le indagini scientifiche, inoltre, sembrano aver trascurato il dna di Stasi trovato nei rifiuti. Tuttavia, l’ipotesi iniziale non era quella in cui Chiara avesse fatto colazione con il suo assassino?
L’idea che una singola fotografia possa riscrivere la storia di un omicidio è inquietante e grottesca. Un’immagine non può provare un reato, e una telefonata pregressa non può generare un movente. Un ragazzo seduto in auto non diventa un assassino semplicemente perché si desidera riaprire un capitolo che si credeva chiuso.