Le elezioni argentine: un banco di prova per Javier Milei e Donald Trump
In un contesto politico cruciale, Javier Milei, presidente libertario dell’Argentina, affronta oggi un test determinante con le elezioni di mid-term, alle quali sono collegati il sostegno finanziario degli Stati Uniti e il futuro politico del suo governo. Donald Trump ha minacciato di ritirare il supporto statunitense se Milei non dovesse vincere, affermando: «Se non vince, ce ne andiamo», riporta Attuale.
Queste elezioni vedono in gioco 127 dei 257 seggi della Camera e 24 dei 72 seggi del Senato, con particolare attenzione all’area di Buenos Aires, dove Milei ha già subito una pesante sconfitta nelle votazioni locali di settembre. Il partito di Milei, La Libertad Avanza, mette a rischio solo il 22% dei suoi seggi, rispetto al quasi 60% degli alleati del PRO, mentre la coalizione peronista, Fuerza Patria, rinnova quasi la metà del proprio blocco. I sondaggi indicano una competizione serrata, con entrambe le forze politiche praticamente pari, attorno al 34-36% dei voti previsti.
Milei stesso ha riconosciuto la gravità della situazione, dichiarando che «queste elezioni sono molto più importanti di quanto pensiamo». La sua formazione, attualmente con meno del 15% dei seggi, spera di ottenere almeno un terzo dei seggi nelle due camere per poter esercitare un veto sulle leggi proposte dall’opposizione.
Il voto odierno rappresenta un plebiscito sul governo e sulla sua controversa agenda economica liberista, che ha suscitato attenzione anche oltre i confini argentini. Milei ha già contribuito a ridurre l’inflazione, passando dal 160% annuo al 30% quest’anno, ma rimane alta la povertà, con 14,5 milioni di argentini in condizioni difficili. La situazione economica rimane instabile, con difficoltà crescenti nel mercato del lavoro e salari stagnanti, come evidenziato da rapporti finanziari recenti.
In vista delle elezioni, gli Stati Uniti hanno offerto un pacchetto di salvataggio di 40 miliardi di dollari, ma gli analisti prevedono che, a seguito del voto, il governo di Milei potrebbe procedere a una drastica svalutazione del peso, il che rappresenterebbe un duro colpo per le sue speranze di stabilizzazione economica.
All’indomani del voto, si prevede un rimpasto di governo, complicato dalla recente uscita del ministro degli Esteri Gerardo Werthein. Le decisioni chiave saranno influenzate dal «triangolo de hierro» composto da Milei, sua sorella Karina e il consigliere presidenziale Santiago Caputo. La percezione di un governo in difficoltà ha portato a un calo della popolarità di Milei, passando dal 50% al 40%, mentre aumenta la forza della coalizione peronista di sinistra.
Il supporto statunitense, seppur vitale, potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio per Milei, data la natura nazionalista della politica argentina. Inoltre, Trump sta cercando di rafforzare l’accesso agli urani argentin, il che evidenzia l’interesse strategico degli Stati Uniti per la regione, nonostante la retorica politica possa suggerire un approccio più disinteressato.
In un clima di alta tensione politica, le elezioni di oggi segneranno non solo il futuro di Javier Milei, ma anche le relazioni tra Argentina e Stati Uniti, in un contesto geopolitico sempre più complesso.
Che guaio sta affrontando l’Argentina! Se Milei perde, siamo proprio nei guai, giusto? E non parliamo del fatto che Trump strilla e minaccia come sempre, poi alla fine che combineranno? Spero solo che gli argentini riescano a trovare una via d’uscita da questa crisi… che situazione surreale!!!