Elia Del Grande evaso dalla casa di reclusione: paura cresce a Cadrezzate

02.11.2025 01:55
Elia Del Grande evaso dalla casa di reclusione: paura cresce a Cadrezzate

Cadrezzate (Varese), 2 novembre 2025 – “No, per favore. Nessun nome. Non scriva neppure che ha parlato con un vicino. È un tipo troppo pericoloso, potrebbe anche tornare”. A quasi ventotto anni quel nome, Elia Del Grande, continua a incutere paura a Cadrezzate (che nel frattempo si è trasformata in Cadrezzate con Osmate), riporta Attuale.

Il massacro

Quella entrata negli annali criminali come la “strage dei fornai“ è rimasta nella memoria collettiva anche di chi non ha ricordi diretti di quanto avvenne la notte della nebbiosa Epifania del 1998: l’allora 22enne Elia massacrò a fucilate il padre Enea, la madre Alida, il fratello maggiore Enrico, che, agonizzante, riuscì a telefonare ai carabinieri. Pensava, nelle sue fantasie deliranti, che una volta eliminati i genitori e il fratello, contrari alla relazione, avrebbe potuto vivere libero e felice (e ricco, grazie all’eredità) con Raiza, amore-ossessione, la ragazza conosciuta a Santo Domingo a cui aveva intestato il conto dove versava tutti i suoi guadagni.

Fantasmi che ritornano

Come fantasmi che escono dal lago di Monate e svolazzano, sinistri, nel piccolo paese. Il negozio fra largo Bozza e via Matteotti ha mantenuto l’insegna storica: Forneria Del Grande. “Lui – dice l’uomo che chiede l’anonimato – abitava sopra la panetteria. Era qui da un po’ di tempo, saranno stati sei mesi, c’era anche una compagna. Un giorno, circa un mese fa, c’è stato un gran casino, carabinieri, polizia. Deve essere stato quando sono venuti a prenderlo”.

È il 23 settembre. Gli uomini in divisa prelevano Elia Del Grande, giudicato socialmente pericoloso dal tribunale di sorveglianza per furti e una serie di molestie ai vicini di casa a Telti, meno di venti chilometri da Olbia, e lo conducono nella casa di lavoro di Castelfranco Emilia. Tante cose sono cambiate.

Il paese

Il Caffè dello sport, dove papà Enea si fermava per una partitina, oggi ha un altro nome. Pochi avventori nei bar di piazza Davì. «Del Grande – ricorda il titolare del Roxy – veniva giusto per un caffè e un ‘buongiorno’”. Ci dice il suo nome? Meglio di no. Via Matteotti è una strada tanto lunga da sembrare interminabile.

Il trascorrere del tempo ha un po’ stinto il rosa della villa della strage. Il prato è rasato. Il fogliame sotto gli alberi è stato raccolto con cura. La catena al cancello e il lucchetto non hanno tracce di ruggine. Sarebbe stata venduta per il tramite della compagna sarda, una donna che frequentava il carcere dell’isola dove era detenuto Elia.

L’amico d’infanzia

“La casa – dice Stefano, un vicino che abita quasi gomito a gomito – ha cambiato di proprietà ma da allora non è stata più occupata. Con Elia abbiamo sei mesi di differenza. Quando siamo arrivati noi i Del Grande abitavano già qui. Con lui ci siamo frequentati fino al periodo del servizio militare. Diciamo che fino a quel momento le sue erano le marachelle di un ragazzo. Poi non ci siamo più visti, a parte il ‘ciao’ quando ci incrociavamo”.

Giovinezza difficile

“Marachelle“ per cui Del Grande dimostra una precoce inclinazione. A nove anni colpisce un coetaneo alla testa con un bastone. A tredici appicca il fuoco a una palma secolare nel giardino di casa. A sedici, in combutta con alcuni amici, demolisce un casolare di campagna. A vent’anni accoltella un tassista con uno dei trecento pezzi della sua collezione di coltelli e ruba una pistola dall’armeria della caserma dove presta servizio di leva.

Santo Domingo e Raiza

Il capofamiglia Enea vende uno dei due panifici di famiglia per risarcire il tassista e le prova tutte nel tentativo di raddrizzare quel figlio, al punto da rilevare la comproprietà di un disco-bar a Santo Domingo da fargli gestire.

È lì che Elia conosce Raiza, ragazza madre con un figlio di due anni e se ne innamora. Venticinque anni trascorsi in cella e un destino da proprietario di immobili. Perché alla fine il cospicuo patrimonio di famiglia è passato dalla zia, che lo amministrava, a lui, al pluriomicida: case, terreni, appartamenti sparsi (fra cui uno Macugnaga), anche a Santo Domingo.

L’avvocato

Gianfranco Orelli, penalista varesino, ha difeso Elia Del Grande nei primi due gradi di giudizio insieme con il collega Ettore Maccapani. “In primo grado ebbe tre ergastoli, uno per ogni omicidio. In appello si risolse in trent’anni. Con Maccapani andammo in carcere per comunicargli la sentenza.

Ci conoscevano, soprattutto conoscevano me, che avevo una frequentazione maggiore perché volevo capire chi fosse Elia Del Grande. Invece ci venne comunicato che Del Grande ci aveva revocato l’incarico. Quello che posso dire è che nella mia lunga carriera non ho mai conosciuto un soggetto come lui. Ce ne saranno anche stati altri in giro per il mondo, ma una personalità come quella di Elia Del Grande non mi è mai capitata”.

1 Comments

  1. Non posso credere che a distanza di così tanti anni Elia Del Grande continui a suscitare paura. È terribile pensare che ci siano persone così violente tra noi. Spero che la giustizia faccia il suo corso e che Cadrezzate possa finalmente trovare un po’ di pace… ma sarà mai così?

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