“Siamo pronti” a votare in qualsiasi momento, annuncia come di dovere Elly Schlein. “I risultati del referendum hanno mostrato che esiste una maggioranza alternativa – dice la segretaria dem –, ma è una maggioranza che non è ancora politica. Il nostro obiettivo è lavorare affinché lo diventi per battere Meloni alle prossime elezioni“. E per farlo si fa sempre più strada la soluzione delle primarie, lanciate dall’ex premier 5 Stelle Giuseppe Conte e recepite di nuovo ieri dalla leader del Nazareno che ci ha costruito sopra la propria fortuna, riporta Attuale.
Le primarie sono state accolte ieri con cautela anche dall’ex ministro dem della cultura Dario Franceschini, che, prospettando ipotesi di desistenza coi 5 Stelle, è stato il primo suggeritore della riforma elettorale con premio di maggioranza perseguita dal centrodestra, gradita anche al Nazareno. Ieri, ha escluso a mezzo stampa l’ipotesi di una candidatura per la premiership esterna ai partiti, salvo poi pranzare con alcuni esponenti dem locali e con la sindaca di Genova Silvia Salis, da lui stesso indicata come una delle “protagoniste” del centrosinistra prossimo venturo. Tuttavia, ribadisce via radio la propria avversione nei riguardi delle primarie, considerate “divisive”, e rimane a osservare l’accelerazione degli eventi.
Ieri, la segretaria del Pd ha convocato i giornalisti alla Stampa estera per un rendez-vous sul risultato referendario e le sue ripercussioni politiche; si tratta di un secondo tempo dopo la conferenza stampa improvvisata per rispondere in tempo reale a Giuseppe Conte, che nel giorno della vittoria referendaria aveva lanciato l’osso delle primarie intorno a cui si sono immediatamente accapigliati, nonostante non ci siano ancora né una coalizione né un programma comune – soprattutto sul delicato tema della politica estera, come continuano a far presente le vane voci critiche.
Il risultato referendario è stato un terremoto anche per il centrosinistra, che ci sperava, ma non se ne aspettava l’entità. Schlein stessa si rende conto che “parla” all’opposizione non meno di quanto rimproveri la maggioranza.
Tuttavia, la politica ha le sue regole e le sue liturgie. Il popolo del No e la partecipazione giovanile passano rapidamente in secondo piano quando si comincia a porsi la questione di chi comanda: la premiership. Questo è un aspetto giustificabile, a meno che qualcuno non comandi in forza della rappresentanza di quelle istanze giovanili, che in realtà restano minoritarie in termini numerici. Schlein ci prova a modo suo, e sinceramente, nella propria cultura più movimentista che di partito. Il voto referendario segna “una maggioranza alternativa, che non è ancora una maggioranza politica”, da trasformare in forza per battere la destra.
La verità è che il centrosinistra, riunito nella photo opportunity del referendum, covava rancori sin dal giorno della vittoria, mancando comunque le componenti moderate indispensabili per tentare di vincere. Come osservava qualche funzionario dem, la piazza di giovani che ha votato No non si riconosce minimamente nei partiti del centrosinistra. Questo rappresenta il vero cruccio di Schlein da un lato e la speranza di Conte dall’altro. Infatti, il leader 5 Stelle pensa di poter contare alle primarie su quell’elettorato, soprattutto meridionale, mentre la segretaria dem mira a un recupero a lungo termine con il proprio inesorabile “passo diesel”. Tuttavia, primarie così contrastate tra i leader di partiti diversi possono risultare davvero divisive e controproducenti. Pertanto, qualcuno auspica ancora un accordo salvo, e forse obbligato.