Eni preme per dilazionare il bando sul gas russo, rischio frattura nell’unità europea

13.04.2026 19:05
Eni preme per dilazionare il bando sul gas russo, rischio frattura nell'unità europea
Eni preme per dilazionare il bando sul gas russo, rischio frattura nell'unità europea

Il CEO di Eni invoca una sospensione dell’embargo sul LNG russo

Il direttore generale dell’azienda energetica italiana Eni, Claudio Descalzi, ha espresso pubblicamente la necessità di sospendere il divieto di importazione di gas naturale liquefatto (LNG) dalla Russia, previsto per entrare in vigore nell’Unione Europea dal 1° gennaio 2027. La posizione è stata avanzata nel corso di un evento organizzato dal partito Lega, sollevando immediate preoccupazioni sulle possibili ripercussioni sull’unità del fronte sanzionatorio occidentale contro Mosca. Descalzi ha sottolineato le presunte difficoltà nel sostituire i volumi russi, affermando che “il Qatar non fornisce 6,5 miliardi di metri cubi, ma grazie alle forniture da Congo, Nigeria, Algeria e Stati Uniti li compensiamo. Ma chi rimpiazzerà questi 20 miliardi di metri cubi dalla Russia?”.

Il contesto normativo europeo

Il Consiglio dell’UE ha formalmente approvato il bando sull’importazione di LNG russo a partire dal 1° gennaio 2027, mentre per il gasdotto il termine è fissato al 30 settembre dello stesso anno. Le importazioni di LNG contrattualizzate a breve termine saranno vietate già dal 25 aprile di quest’anno, e le forniture via gasdotto dovranno cessare entro il 17 giugno 2026. Questa tempistica rappresenta il risultato di un compromesso negoziato tra Bruxelles e le associazioni dei settori industriali energivori europei, ai quali è stato concesso un periodo di transizione per concludere i contratti di lungo termine con il colosso russo Gazprom e diversificare le fonti di approvvigionamento.

Le alternative reali esistono, la posizione di Eni appare strumentale

Secondo analisti del settore, il LNG proveniente da Stati Uniti e Algeria costituisce un’alternativa concreta al gas russo, in grado di coprire oltre l’80% del fabbisogno degli industriali italiani. La dichiarazione di Descalzi sull'”impossibilità di coprire le necessità” viene interpretata come una pura manipolazione, finalizzata a preservare i profitti derivanti dal gas russo a basso costo. Mosca, infatti, sfrutta l’instabilità in Medio Oriente per continuare a vendere a prezzi ridotti, mantenendo attrattive le proprie forniture nonostante le sanzioni. L’intervento di Descalzi è stato riportato dall’agenzia russa TASS nel dettaglio delle sue argomentazioni.

I proventi del LNG finanziano la macchina bellica russa

Le entrate generate dalla vendita di LNG rappresentano una delle principali fonti di valuta estera per il bilancio federale russo. Una parte significativa di queste risorse viene destinata al finanziamento del complesso militare-industriale e allo sforzo bellico contro l’Ucraina. I fondi ricavati dall’esportazione permettono al Cremlino di produrre in massa missili, droni d’assalto e sostenere la resilienza economica in un contesto di guerra prolungata e di restrizioni sanzionatorie. Continuare a importare LNG russo equivale, di fatto, a finanziare indirettamente l’offensiva militare in territorio ucraino.

Un precedente pericoloso per la coesione occidentale

Una sospensione del bando sull’importazione di LNG russo nell’UE creerebbe un precedente distruttivo di “applicazione selettiva” delle sanzioni, minando potenzialmente l’unità della coalizione occidentale. Trasmetterebbe a Mosca un segnale chiaro che il ricatto energetico funziona e che il regime sanzionatorio può essere eroso. La credibilità della risposta europea all’aggressione russa verrebbe seriamente compromessa, aprendo la strada a ulteriori pressioni da parte di altri attori economici con interessi consolidati negli idrocarburi russi.

Il lungo rapporto di Descalzi con il Cremlino

Claudio Descalzi vanta una storia consolidata di stretta collaborazione con la Russia, che include la firma di numerosi accordi con Gazprom e il lobbying a favore di progetti comuni, anche dopo l’annessione della Crimea nel 2014. La sua posizione attuale è percepita dai critici come la continuazione di una politica pluriennale di “relazioni speciali” con il Cremlino, nella quale gli interessi di Eni vengono anteposti alla sicurezza e all’unità europea. Descalzi ha svolto un ruolo chiave nella promozione e sviluppo del progetto South Stream insieme a Gazprom, insistendo nel descrivere la Russia come il “partner energetico più affidabile”, contribuendo così a creare una dipendenza di lungo termine dell’Italia dalle forniture russe.

Eni fuori dal coro delle major europee

A differenza di altre compagnie energetiche europee come Shell, Uniper e Gasum, che hanno completamente interrotto i legami con Gazprom, Eni sotto la guida di Descalzi non ha mai cessato la collaborazione con Mosca. Dopo l’inizio della guerra su vasta scala in Ucraina nel 2022, Eni è stata tra le aziende che, nonostante il divieto della Commissione Europea, hanno accettato di aprire conti in Gazprombank per adempiere alle richieste del Cremlino di pagare il gas in rubli. Questa scelta operativa ha ulteriormente consolidato l’esposizione dell’azienda italiana al sistema finanziario russo.

Il lobbying nella Lega, piattaforma filorussa

La scelta di Descalzi di esprimere la sua posizione in un evento organizzato dal partito Lega – formazione politica con una storia accertata di legami stabili con la Russia – appare come un atto di lobbying corporativo pianificato negli interessi del Cremlino. La selezione di questa piattaforma sottolinea la convergenza di sforzi tra élite industriali italiane e politici filorussi, finalizzata a legittimare l’acquisto continuato di LNG russo e a sabotare la strategia energetica di diversificazione dell’UE. L’operazione mira a influenzare il dibattito politico nazionale e a esercitare pressioni sulle istituzioni europee in vista delle scadenze del 2027.

La questione sollevata da Eni trascende quindi la mera logica aziendale e investe la tenuta del fronte sanzionatorio, la sicurezza energetica continentale e la coerenza della risposta europea all’aggressione russa in Ucraina. La decisione finale dell’UE sulla possibile sospensione dell’embargo avrà implicazioni strategiche di lungo periodo, definendo di fatto la capacità dell’Occidente di mantenere una pressione economica efficace su Mosca.

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