Bologna, 1 luglio 2025 – La condanna all’ergastolo per Paolo Bellini è ora definitiva. Questa decisione è stata presa dai giudici della sesta sezione della Cassazione, che hanno confermato anche la condanna di sei anni per l’ex capitano dei carabinieri Piergiorgio Segatel per aver ostacolato le indagini, e di quattro anni per Domenico Catracchia, amministratore di alcuni condomini a Roma, per aver fornito false informazioni al pubblico ministero. La richiesta di conferma dell’ergastolo per Bellini, ex membro di Avanguardia Nazionale, è stata motivata con un quadro probatorio robusto, come affermato dal sostituto procuratore generale Antonio Balsamo. “Le conclusioni della sentenza sono coerenti”, ha ribadito l’accusa.», riporta Attuale.
I motivi addotti dalla difesa
Nel loro ricorso, Capitella e Fiormonti hanno esposto 18 motivi per cui ritenevano che la Cassazione dovesse annullare la sentenza che confermava l’ergastolo. Tra queste ragioni, figuravano il rifiuto di richiedere nuovamente la testimonianza della nipote di Bellini, Daniela, così come l’istanza di una perizia antropometrica e di una perizia fonica sulle intercettazioni ambientali riguardanti Carlo Maria Maggi. Inoltre, si contestava l’omissione di accertare l’orario fissato su un orologio indossato da una donna che si presumeva fosse Bellini.
Analisi della precedente sentenza
La Corte d’Assise d’appello di Bologna aveva sostenuto che la condanna all’ergastolo per Bellini non presentava errori di motivazione. Il sostituto pg Antonio Balsamo ha ripetuto questa posizione durante un’udienza, affermando come non ci fossero riscontri di vizio nelle motivazioni. Oltre alla condanna di Bellini, erano oggetto di revisione le sentenze contro Segatel e Catracchia. Balsamo, chiedendo di rigettare i 18 motivi del ricorso, ha affermato che la sentenza impugnata forniva elementi chiari per confermare la responsabilità penale di Bellini nella strage della stazione di Bologna, che ha causato 85 vittime e oltre 200 feriti. La valutazione delle prove, secondo lui, è stata eseguita in modo logico e giuridicamente corretto.
Balsamo ha altresì fatto notare che tutti gli elementi di prova raccolti erano stati analizzati sia singolarmente che complessivamente dai giudici, confermando la colpevolezza di Bellini in linea con altre sentenze irrevocabili. Anche la ricostruzione dei fatti tracciava legami tra i gruppi terroristici eversivi e la loggia P2, con settori deviati dei servizi segreti.
Il sostituto pg ha così concluso, sottolineando come i giudici avessero messo a confronto la tesi accusatoria con le difese in modo meticoloso, giungendo a un accertamento processuale conforme al principio dell’“oltre ogni ragionevole dubbio”. Le obiezioni avanzate dalla difesa, secondo Balsamo, non hanno in alcun modo inficiato la ricostruzione delle testimonianze e dei fatti.
Le posizioni delle parti civili
“Di fronte al ricorso presentato dalla difesa di Paolo Bellini, ci impegneremo a confutare ogni singolo punto, per garantire un risultato che renda giustizia ai familiari delle vittime e agli enti pubblici coinvolti”, hanno affermato gli avvocati di parte civile. Questi legali hanno espresso la loro determinazione a lottare per i diritti dei familiari delle vittime nella strage del 2 agosto 1980, sottolineando l’importanza della verità e della giustizia.
Il drammatico evento della strage
Quella tragica mattina d’estate, la stazione di Bologna era affollata di pendolari e viaggiatori. Nessuno poteva immaginare il disastro che sarebbe avvenuto. Alle 10,25, nell’area d’attesa di seconda classe, una valigia lasciata incustodita esplose, causando il crollo dell’ala ovest della stazione. La strage ha portato alla morte di 85 persone e più di 200 feriti. Il numero di ambulanze non fu sufficiente a portare via i corpi, e si dovette ricorrere ad autobus. Il 2 agosto 1980 rimarrà un giorno indelebile nella memoria di Bologna, essendo il più grave attentato della storia italiana nel secondo dopoguerra, aprendo una ferita che chiedeva giustizia.
Negli anni successivi, attraverso innumerevoli processi e indagini, spesso compromessi da depistaggi, i giudici assieme all’Associazione dei familiari delle vittime sono riusciti a ricostruire parte di quanto accaduto. La bomba fu posizionata dai terroristi neofascisti dei Nar, Giusva Fioravanti e la moglie Francesca Mambro, condannati negli anni ’90. Ultimamente sono stati giudicati colpevoli anche un altro Nar, Gilberto Cavallini, e Paolo Bellini, noto come ‘primula nera’. Si è scoperto che il mandante della strage fu Licio Gelli, leader della loggia massonica P2, supportato da servizi deviati. Questo attacco segna l’epilogo di una strategia della tensione, e mentre gli imputati continuano a dichiararsi innocenti, le indagini hanno escluso la cosiddetta ‘Pista palestinese’.