Evacuazioni sanitarie dalla Striscia di Gaza: oltre 15.600 palestinesi in attesa di aiuto medico

24.10.2025 11:25
Evacuazioni sanitarie dalla Striscia di Gaza: oltre 15.600 palestinesi in attesa di aiuto medico

La crisi umanitaria nella Striscia di Gaza: la situazione sanitaria è disperata

La Striscia di Gaza affronta una situazione sanitaria catastrofica, con la maggior parte degli ospedali fuori servizio a causa dei bombardamenti israeliani. Decine di migliaia di feriti e malati cronici non ricevono le cure necessarie e attendono disperatamente di essere evacuati all’estero, riporta Attuale.

Dall’inizio del conflitto, meno di 8.000 persone sono riuscite a lasciare la Striscia per ricevere assistenza medica. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), più di 15.600 palestinesi necessitano di evacuazione urgente, con oltre 700 persone già decedute in attesa di trasferimento. Le evacuazioni sono state insufficenti a causa di ritardi e mancanza di autorizzazioni da parte di Israele, unitamente alla scarsità di paesi disposti ad accettare pazienti.

L’ONG Medici Senza Frontiere (MSF) e l’OMS hanno fornito dati sulle evacuazioni dal 21 ottobre 2025. La metà dei pazienti evacuati è stata accolta da Egitto e Emirati Arabi Uniti, seguiti da Qatar, Turchia e Giordania. L’Italia ha accolto 196 pazienti, diventando il paese occidentale con il maggior numero di accettazioni, nonostante le riserve politiche nei confronti della causa palestinese. in netto contrasto, nazioni come la Spagna e il Regno Unito hanno contribuito in misura ridotta.

Le evacuazioni rappresentano un’importante risposta del governo italiano alla crescente pressione pubblica riguardo alla crisi umanitaria a Gaza. Secondo il ministro degli Esteri Antonio Tajani, le operazioni sono supportate da canali diplomatici consolidati e dal sostegno delle ONG operanti in Italia. Attualmente, circa 1.200 palestinesi sono stati accolti nel paese, inclusi pazienti, familiari e altri attraverso progetti di borse di studio.

Per la maggior parte dei pazienti, l’evacuazione è l’unica speranza di sopravvivenza. Molti necessitano di cure per ferite gravi o patologie croniche letali, rendendo impossibile aspettare la ricostruzione del sistema sanitario a Gaza. Il trasferimento verso la Cisgiordania è raramente consentito da Israele, che mantiene rigide restrizioni sui movimenti.

La necessità di evacuazione è segnalata dai medici negli ospedali di Gaza, dove mancano risorse per le cure. Le richieste sono verificate dal ministero della Salute di Gaza e successivamente passate all’OMS, che contatta i pazienti e prepara una lista finale per i paesi disposti ad accoglierli. I criteri di selezione dovrebbero basarsi sulla gravità dei casi, ma spesso i bambini riceveranno la priorità, mentre gli adulti e gli anziani, che costituiscono la maggior parte dei pazienti, trovano maggiori difficoltà.

Una volta identificato un paese ospitante, deve essere ottenuta l’autorizzazione da Israele. Questo processo non è garantito e spesso mancano spiegazioni per le negazioni. Quando l’autorizzazione è concessa, l’OMS e le ONG organizzano il trasferimento dei pazienti, che spesso viaggiano con un familiare. Talvolta, le evacuazioni avvengono prima verso paesi limitrofi come l’Egitto, per poi proseguire verso quelli europei.

In molti casi, i pazienti trasferiti ricevono permessi di soggiorno temporanei, ma alcuni governi impongono il rientro in Striscia dopo le cure iniziali, senza garantire percorsi completamenti riabilitativi. L’OMS, insieme alle ONG, chiede che venga fornito supporto psicologico e che venga garantito un rientro sicuro verso Gaza, evitando che le evacuazioni siano percepite come espulsioni forzate.

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