Milano, 15 febbraio 2026 – Una protesta acrobatica ha avuto luogo contro le Olimpiadi invernali Milano-Cortina. Attivisti di Extinction Rebellion, il movimento ambientalista radicale originario del Regno Unito ma attivo in Italia, sono intervenuti all’Unipol Forum di Assago, dove sono in corso le competizioni di Figure Skating e Short Track. Poco prima dell’inizio delle gare, due persone si sono calate con imbragature dalla passerella all’ingresso principale, esponendo un grande striscione con la scritta “Fake Snow, Real Profit” (neve finta, profitto reale). Contemporaneamente, un secondo gruppo ha inscenato un sit-in davanti all’entrata, incatenandosi agli ingressi e attirando l’attenzione del pubblico, della sicurezza e delle forze dell’ordine, riporta Attuale.
Le motivazioni
L’azione fa parte del dibattito crescente sulle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, che sono state promosse come “le più sostenibili di sempre”, ma che negli ultimi mesi hanno suscitato forti critiche da parte di ricercatori, associazioni e comitati locali, evidenziando contraddizioni secondo gli ambientalisti. “L’impatto ambientale delle Olimpiadi è spaventoso”, affermano da Extinction Rebellion. “Dalle numerose aree naturali distrutte ai miliardi di litri d’acqua necessari per mantenere innevate le piste, abbiamo speso 7 miliardi per un evento del tutto incompatibile con qualsiasi obiettivo climatico”.
A causa della crisi climatica, gli sport invernali sono sempre più dipendenti dall’innevamento artificiale. Negli ultimi cento anni, si segnala che le nevicate sulle Alpi siano diminuite del 34%, e oggi circa il 90% delle piste italiane dipende dalla neve artificiale, causando un consumo massiccio di acqua in un Paese già colpito da ripetute siccità. Questo fenomeno contribuisce alla scomparsa degli ermellini, mascotte dell’evento di quest’anno.
I costi
“Queste Olimpiadi, come tutti i grandi eventi, sono state presentate come un’opportunità di sviluppo economico per i territori, ma è ormai evidente che si tratti di un evento di lusso che comporta enormi costi pubblici, sfruttamento lavorativo e la realizzazione di infrastrutture destinate a restare inutilizzate”, aggiunge Extinction Rebellion. Il riferimento è ai prezzi elevati dei biglietti per assistere alle gare e al rincaro del costo della vita nei paesi coinvolti, oltre che alla costruzione di opere come la pista da bob di Cortina, costata 118 milioni di euro (quasi interamente pubblici) e progettata per diventare un’altra cattedrale nel deserto.