Fabio Storchi: allerta sul futuro dell’industria italiana
ROMA – Fabio Storchi, vicepresidente nazionale della Federazione Italiana Cavalieri del Lavoro, lancia un messaggio netto e preoccupato sul futuro dell’industria italiana, richiamando alla necessità di interventi strutturali. Conflitti internazionali, instabilità economica, barriere commerciali, crisi demografica e mancanza di competenze tecniche: il panorama con cui l’industria italiana si confronta oggi, in questi inizi di settembre, è tra i più complessi dell’ultimo decennio. Un insieme di fattori interni ed esterni che, se non affrontati con visione e decisione, rischiano di compromettere in modo strutturale la competitività del nostro sistema produttivo. “L’Italia sta pagando un prezzo altissimo alla crisi demografica, alla fuga dei cervelli e alla mancanza di un adeguato ricambio generazionale– ha dichiarato Storchi. Questo vuoto generazionale non riguarda solo le persone, ma anche le competenze e la capacità di innovare. Si sta progressivamente erodendo il capitale umano su cui si fonda la nostra industria”. Tra le difficoltà più gravi evidenziate, emerge la mancanza di manodopera qualificata, un fenomeno che sta rallentando non solo la produzione, ma anche la possibilità di innovare e di implementare tecnologie avanzate. Una situazione che penalizza le aziende, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni, che faticano a trovare profili tecnici adeguati nonostante gli investimenti in formazione, riporta Attuale.
PER STORCHI SERVE “UNA STRATEGIA EUROPEA CHIARA E AUTOREVOLE”
Ma la pressione sulle imprese italiane non arriva solo dall’interno. Storchi ha infatti richiamato anche le tensioni geopolitiche, l’instabilità delle catene di approvvigionamento, i dazi commerciali e la progressiva perdita di peso dell’Europa nello scacchiere globale. “Senza una strategia europea chiara e autorevole, rischiamo di rimanere schiacciati tra i grandi blocchi geopolitici– ha commentato. L’Europa deve tornare ad avere una voce, una visione, e soprattutto a sostenere le sue imprese. In questo contesto, l’Italia deve fare la sua parte con determinazione e coraggio“. Come evidenziato recentemente anche dal presidente di Confindustria, Orsini, un altro tema cruciale è quello della burocrazia, definita senza mezzi termini come un “costo insostenibile” per le aziende italiane. Le procedure lente e complesse, unite a un sistema normativo spesso incoerente, rappresentano un ostacolo quotidiano alla crescita e agli investimenti, sia italiani che esteri. “Serve un cambio di paradigma. Non possiamo più permetterci un sistema che ostacola chi fa impresa. La burocrazia oggi non solo rallenta, ma uccide l’iniziativa imprenditoriale– ha ribadito Storchi– La vera priorità per il rilancio economico deve essere l’innovazione, intesa non solo come tecnologia, ma come cultura del cambiamento, della semplificazione e della produttività“.
Storchi invita quindi a una riflessione profonda su quale modello di sviluppo voglia adottare il Paese nei prossimi anni. In un mercato globale sempre più competitivo e polarizzato, non basteranno misure congiunturali: serviranno politiche industriali di lungo periodo, investimenti mirati in AI, in ricerca e innovazione, sostenibilità e formazione, oltre a un’alleanza più stretta tra imprese, istituzioni e mondo dell’istruzione.