Proteste in Israele: un invito alla vigilanza democratica
Il 13 ottobre 2025, diversi israeliani, che avevano vissuto settimane di angoscia e preoccupazione dal 7 ottobre del 2023, hanno finalmente mostrato un sorriso. Il ritorno a casa di tutti gli ostaggi ancora in vita è stata una vittoria significativa, secondo le dichiarazioni di vari attivisti, anche se resta da verificare il pieno rispetto della democrazia nel paese, riporta Attuale.
Tuttavia, è chiaro che entrambi gli schieramenti coinvolti nel conflitto hanno subito perdite in questa guerra. Israele ora deve aprirsi a un processo di ricostruzione sociale, politica e morale. In questo contesto, la società civile si distingue per la sua resilienza, mostrando valori radicati nel sionismo moderato, come solidarietà e pragmatismo. L’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha compreso il potere determinante della società civile israeliana e ha riconosciuto il potenziale del movimento di protesta, che ha mobilitato centinaia di migliaia di persone in sostegno degli ostaggi e delle loro famiglie.
È imperativo che la società civile continui a rimanere vigile. L’intellettuale di spicco ha osservato che molti manifestanti non torneranno a casa, ma resteranno nelle strade e nelle piazze per garantire che Netanyahu e i suoi alleati non ostacolino un accordo di tregua e per proteggere la democrazia dagli attacchi soprattutto in vista delle prossime elezioni, previste per la fine del 2026. È fondamentale garantire che tali elezioni siano libere da frodi e non subiscano misterosi rinvii.
Inoltre, la società deve abbandonare ogni forma di commiserazione nei confronti degli ultranazionalisti, concentrandosi invece su un dialogo costruttivo con i cittadini arabi. È chiaro che Trump potrà giocare un ruolo nel facilitare la pace, ma non potrà sostenere la democrazia israeliana. È urgente che gli israeliani comprendano che, sebbene la guerra contro Hamas possa essere iniziata con giustificazione, è stata deformata da estremismi che hanno portato a crimini di guerra ed atrocità.
La risposta della società deve essere positiva, mirando a ripristinare i valori fondamentali di Israele per de-radicalizzare la comunità. Al contempo, è necessario che anche a Gaza, in Cisgiordania e nella diaspora palestinese si apra un percorso simile. La comunità internazionale è chiamata a partecipare attivamente, promuovendo posizioni moderate e facilitando l’adozione di misure che possano porre le basi per una soluzione a due stati, l’unica via pacifica rimasta per la regione.