Fatima Sarnicola, biologa di 27 anni e fondatrice di Adopt Life, il primo giornale italiano dedicato all’adozione e all’affido, affronta la complessità dell’adozione come un’esperienza arricchente, ma anche carica di sfide e pregiudizi. La sua storia inizia quando, all’età di otto anni, lasciò un orfanotrofio in Lituania per iniziare una nuova vita in Italia, riporta Attuale.
Fatima descrive la sua infanzia difficile, marcada da abbandono e privazioni. “Fino ad allora ho vissuto con mia mamma biologica in una situazione difficile”, racconta, rispecchiando il complesso rapporto con il suo passato. Cresciuta in un ambiente instabile, è stata separata dalla madre a due anni, mentre viveva in condizioni di estrema difficoltà e inadeguatezza. Le sue esperienze in un brefotrofio e in un orfanotrofio, dove spesso subiva discriminazioni e maltrattamenti, si sono integrate nel suo percorso di vita.
Negli anni, Fatima ha dovuto affrontare non solo il dolore dell’abbandono, ma anche i pregiudizi associati all’adozione. Ha raccontato come, durante il passaggio dalla scuola privata a quella pubblica, un’insegnante ha messo in evidenza la sua situazione di “orfana” davanti alla classe, scatenando bullismo e discriminazione. “A 13 anni, chiesi un computer e cercai i miei fratelli su Facebook, trovandone alcuni collegati alla mia sorellastra”, ricorda, esprimendo i conflitti d’identità vissuti durante l’adolescenza.
Il percorso di adozione di Fatima, durato sette anni, fu un processo lungo e complesso. I suoi genitori adottivi, dopo un primo tentativo fallito in Italia, scelsero di adottare un bambino da un orfanotrofio in Lituania. “Quando arrivarono, dopo una settimana li chiamavo già mamma e papà”, dice, sottolineando il legame immediato che si creò con i suoi nuovi genitori. Tuttavia, ha vissuto conflitti anche con la sua famiglia biologica, inclusi episodi di violenza e rifiuto che hanno influenzato il suo sviluppo personale.
Nonostante le difficoltà, Fatima ha saputo trasformare la sua esperienza in attivismo. “Ho fondato Adopt Life nel 2023 e voglio usare la mia storia per supportare altre persone adottate”, afferma. La sua piattaforma mira a offrire sostegno emotivo e pratico a bambini adottati e famiglie, affrontando le problematiche relative all’adozione e promuovendo una maggiore consapevolezza sociale.
Fatima critica apertamente la retorica del “salvataggio” che circonda l’adozione: “Quando si adotta un bambino, si adotta la sua storia. Non è corretto dire che devono essere grati. Un figlio non deve dire ‘grazie per avermi adottato’, ma ‘grazie per avermi ascoltato'”. Riconosce come questo pregiudizio possa danneggiare profondamente l’autostima e il benessere dei bambini adottati.
«Il sistema delle adozioni, sia in Italia che all’estero, è pieno di falle», dice Fatima, evidenziando i lunghi processi burocratici, la mancanza di supporto alle famiglie adottive e le difficoltà nell’adottare diversi tipi di famiglie. Questa situazione acuisce la solitudine e la vulnerabilità dei giovani orfani, soprattutto quando raggiungono la maggiore età senza una famiglia.
In un futuro prossimo, Fatima ha intenzione di continuare a lavorare nel campo dell’adozione e dell’affido, contemplando anche la possibilità di diventare madre a sua volta attraverso l’adozione. “Vorrei adottare un bambino con difficoltà. È importante continuare a raccontare storie vere per dare speranza”, conclude. La sua passione e determinazione continuano a illuminarle il cammino, mentre si batte per un cambiamento positivo nel mondo dell’adozione.
Ma che storia incredibile! È davvero triste pensare a tutto quello che ha passato Fatima. L’adozione dovrebbe essere una seconda possibilità, non un motivo di vergogna. Speriamo che la sua esperienza aiuti a cambiare le mentalità, soprattutto in Italia dove alcuni pregiudizi sono ancora radicati… C’è bisogno di più empatia!