Referendum del 22-23 marzo: il campo di battaglia fra governo e opposizione si delineano
Il coordinatore di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, sta cercando di arginare la politicizzazione del referendum del 22 e 23 marzo sulla riforma costituzionale sulla separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici. Durante la Direzione nazionale del partito, Donzelli ha sottolineato l’impegno “nel merito” della consultazione. Tuttavia, la polemica sollevata dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, contro la posizione della maggioranza del Consiglio superiore della magistratura (Csm) riguardo alle opinioni del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, sull’elettorato favorevole al Sì, suggerisce che la campagna referendaria rischia di diventare un campo di scontro politico, riporta Attuale.
Il partito della premier Giorgia Meloni è preoccupato per l’evoluzione della campagna, visto che la riforma della giustizia è diventata un faro per l’alleato Forza Italia di Silvio Berlusconi. I partiti di opposizione, come il Partito Democratico (Pd) e il Movimento 5 Stelle, hanno contestato il tentativo del governo di accorpare il potere giudiziario all’esecutivo. Elly Schlein, leader del Pd, e Giuseppe Conte, ex premier, hanno entrambi espresso preoccupazioni riguardo al “controllo di legalità” centrale nella riforma proposta.
Nonostante ciò, i leader di Fratelli d’Italia affermano che l’esito del referendum non influenzerà la posizione di Meloni. Tuttavia, la mancanza di testimonial forti per il Sì all’interno del centrodestra potrebbe costringere la premier a prendere una posizione concreta, dato il crescente sostegno mediatico per il No. Questo scenario crea una tensione tra le esigenze di proteggere il proprio elettorato e il rischio di una politicizzazione ulteriore del referendum.
Il tema elettorale si complica ulteriormente: i sondaggi attuali indicano un’iniziale prevalenza per il Sì, ma l’opposizione sta aumentando i suoi sforzi per mobilitare il voto contro. Minore sarà l’affluenza, maggiore sarà la probabilità di una mobilitazione dell’elettorato motivato a contrastare il governo, mentre il dibattito sulla riforma rischia di sfumare. Questa situazione costringe Fratelli d’Italia, la Lega e Forza Italia a destreggiarsi tra la politicizzazione inevitabile del referendum e la necessità di sostenere le proprie posizioni garantiste.