Femminicidi in Italia: 63 donne uccise nel 2025, l’ombra della violenza continua a crescere

23.10.2025 12:45
Femminicidi in Italia: 63 donne uccise nel 2025, l'ombra della violenza continua a crescere

Femminicidi in Italia: Luciana Ronchi è la 63esima vittima del 2025

Luciana Ronchi, uccisa dall’ex marito con 14 coltellate in un agguato in strada, è la 63esima vittima di femminicidio in Italia dall’inizio del 2025. Secondo i dati forniti dal Ministero dell’Interno, 60 donne sono state uccise in contesti familiari o affettivi da gennaio a settembre, a cui si aggiungono i casi di ottobre: Clelia Mancino, morta a Pescara per mano dell’ex marito Antonio Mancini, che aveva annunciato le sue intenzioni sui social; Pamela Genini, massacrata a coltellate dal fidanzato Gianluca Soncin, che in poco più di un anno di relazione l’aveva già picchiata e minacciata di morte; infine Luciana Ronchi, ferita al viso, alla giugulare e al petto dall’ex marito Luigi Morcaldi, che da almeno un mese si piazzava quotidianamente nel parcheggio di fronte alla sua casa per osservare la vita che lei stava costruendo con un nuovo compagno, riporta Attuale.

Con 63 donne uccise in 43 settimane, il tasso è di 1,5 femminicidi ogni settimana, cioè uno ogni cinque giorni. Le statistiche indicano un miglioramento rispetto agli anni precedenti: nel confronto gennaio-settembre, nel 2024 c’erano state 79 vittime, rispetto alle 60 di quest’anno; nel 2022 il numero era addirittura salito a 106. Sebbene i dati mostrino una certa diminuzione, il fatto rimane che più di una donna alla settimana perde la vita in queste circostanze. Di fatto, i media non riescono a organizzare e approfondire una storia di femminicidio prima che un’altra tragedia venga riportata.

L’attenzione mediatica sul tema è palpabile, ogni caso è analizzato in dettaglio, soprattutto quelli che catturano di più l’attenzione del pubblico, come nel caso di vittime giovani o con particolari caratteristiche. La copertura, che si concentra su chi erano le vittime e i loro aggressori, i segnali di allerta e la mancanza di ascolto delle denunce, si intensifica in prossimità della Giornata contro la violenza di genere e della Festa della Donna. Tuttavia, persiste la domanda: perché 1,5 donne alla settimana muoiono per mano di uomini che, almeno in un momento della loro vita, avevano dichiarato di amarle? Perché questa comunicazione intensiva non riesce a convincere tali individui che uccidere è sbagliato e inaccettabile?

La comunicazione sul femminicidio sembra rivolgersi principalmente a chi vuole ascoltarla: le donne, che stanno prendendo sempre più coscienza di ciò che non vogliono tollerare; gli uomini disposti ad ascoltare e mettere in discussione le mentalità patriarchalmente radicate. Tuttavia, per ogni voce di consapevolezza, ve ne sono molte altre che si dimostrano sorde o addirittura ostili, spesso usando lo slogan #notallmen per minimizzare il problema. È fondamentale riconoscere che, sebbene non tutti gli uomini compiano atti violenti, molti continuano a far parte di un sistema che incolpa le vittime e protegge gli aggressori, normalizzando molestie e disparità di trattamento.

Questi uomini, colpiti nel loro orgoglio, minimizzano il problema, negando le accuse al proprio genere e spostando il focus sulla vittima stessa. I social media alimentano questo discorso maschilista, con commenti che vanificano l’importanza del femminicidio, sostenendo frasi come: “Non è femminicidio, è un omicidio come gli altri” o “ci sono anche donne che uccidono”. Questa narrativa porta solo a un aumento della disconnessione dalla gravità della questione, convincendoli di essere sotto attacco.

Come affrontare questa situazione? La risposta non è semplice, poiché i dati mostrano un calo nei femminicidi se analizzati su un arco temporale più lungo, suggerendo che il lavoro di comunicazione e sensibilizzazione sta dando qualche frutto. Tuttavia, è cruciale che la comunicazione non violenta non attecchisca in contesti in cui non si è svolto un lavoro di educazione. È necessario continuare a parlarne con consapevolezza, ma con la giusta metodologia, per evitare di causare ulteriori danni.

Il modo in cui la cronaca in Italia affronta questi temi non è sempre il più appropriato. Invece di limitarsi a impattare il pubblico con dettagli sensazionali, è fondamentale seguire linee guida già consolidate che garantiscano una comunicazione responsabile della violenza di genere. Bisogna assolutamente evitare la minimizzazione dell’atto, la colpevolizzazione delle vittime e la giustificazione degli aggressori. L’uso di termini precisi è fondamentale per descrivere il crimine in modo adeguato, così come riportare sempre e solo i cognomi delle vittime per rispettare la loro memoria e dignità.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere