Foto intime rubate alle donne: la denuncia di Stefano Ciccone su dinamiche sociali e virilità a Roma

03.09.2025 04:17
Foto intime rubate alle donne: la denuncia di Stefano Ciccone su dinamiche sociali e virilità a Roma

Stefano Ciccone: La Virilità Incrinata e il Ruolo della Tecnologia

Roma, 3 settembre 2025 – Togliersi la maschera della virilità e costruire un nuovo immaginario. Stefano Ciccone, attivo nella rete nazionale di Maschile plurale, affronta da anni questa sfida. Lo squallore della cronaca quotidiana gli ricorda la difficoltà del cambiamento: “Siamo sempre dentro il solito film di serie B che ha educato alla sessualità milioni di italiani: individui ignoranti e con la pancia spiano dal buco della serratura donne belle e ingenue dal cui corpo sono esclusi. È sempre violenza. Ma oggi per favore riflettiamo sullo squallore dell’immagine. Sulla nostra miseria. E stiamo attenti: qui non si tratta di un gruppo di maniaci relegati nel web ma dello specchio di una dinamica sociale molto più larga. La frustrazione, l’invito a riprendersi il potere a qualunque costo. Anche solo il potere dello sguardo. Per vantarsi con gli amici del calcetto”, riporta Attuale.

Un film di serie B, dice. Pierino però faceva tenerezza.

Ciccone descrive il contesto attuale come un “film brutto, triste e disarmante”. La nuova cultura dei contenuti online perpetua un’arretratezza nel modo in cui le donne sono rappresentate. “Chi è coinvolto lo considera solo un gioco, come la battuta sulla collega. E riconferma il modello arcaico di rappresentazione della donna con la novità del web, dove la fantasia sessuale è messa al riparo da qualsiasi forma di relazione”, aggiunge.

Io basto a me stesso. È questo?

“Sì, quando invece i rapporti ci insegnano che siamo tutti dipendenti e vulnerabili. E i femminicidi, strettamente imparentati a ciò di cui stiamo parlando, testimoniano quanto sia difficile accettare la ferita dell’abbandono. Nelle fantasie virtuali non è previsto che sia la donna a scegliere. Non si muove nemmeno, risponde ai desideri e basta. Lo vediamo nella pubblicità delle automobili, delle birre e in questi siti. Sto seduto sulla mia poltrona e ne ho migliaia a disposizione. La sindrome del sultano, l’assoluta passività”, spiega Ciccone.

Cancellare tutto, punire chi condivide. È sufficiente?

“È giusto, ma il problema non si risolve così. Proviamo a fare qualche domanda. Ti accontenti di vivere in un mondo di corpi muti e immobili quando almeno due generazioni di uomini hanno conosciuto donne libere da ogni punto di vista? Oppure hai nostalgia dell’alternativa superata dalla storia, la madre oblativa e in pantofole da una parte e dall’altra la prostituta, entrambe addestrate a non dire mai di no per il bene dei figli o di 30 euro? Cosa ci trovi in una relazione dove la cura non è elemento reciproco? C’era un potere che metteva al riparo dai rischi della relazione: ho i soldi e faccio di te ciò che voglio. Ecco, in questi siti la storia si ripete: il gusto non viene dal consumo del corpo ma dall’esercizio del potere”, conclude.

Da esibire ad altri uomini, gli amici del calcetto?

“Appunto. La tragedia è che si tratta di un rapporto fra maschi. Un misto di cameratismo da spogliatoio e competizione dove non a caso devo desiderare quello che desiderano gli altri per sentirmi uomo. Con in sottofondo la rivincita sulle donne. Soprattutto quelle che ce l’hanno fatta in maniera più visibile. La politica, la giornalista famosa, l’economista messe a nudo dall’intelligenza artificiale dimostrano che ho ragione: ti credi chissà chi ma il mio sguardo riesce ancora ad annientarti. Ci metto l’acca ma resti una povera Phica, la parte per il tutto”, conclude Ciccone.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere