Torino, 29 novembre 2025 – Le dichiarazioni della relatrice Onu Francesca Albanese continuano a sollevare controversie. Oggi, durante un evento organizzato dal Global Movement to Gaza all’università Roma Tre, ha condannato l’assalto alla redazione de La Stampa, auspicando che l’episodio serva da “monito” affinché il quotidiano torinese possa “tornare a fare il proprio lavoro.” Su X, Albanese ha lamentato le distorsioni mediatiche e la mancanza di attenzione verso le manifestazioni in piazza, “oscurate da questa singola notizia,” affermando: “Condanno gli attacchi di ieri alla sede de La Stampa. La rabbia verso un sistema mediatico che distorce la realtà in Palestina è comprensibile, ma la violenza – anche in un contesto violento – rafforza chi ci opprime. Oggi assistiamo a questo: le migliaia di piazze che ieri hanno detto NO all’economia di guerra, in Palestina e nel mondo, rimangono oscurate da questa unica notizia”, riporta Attuale.
All’arrivo nell’aula magna dell’ateneo in via Ostiense, prima dell’inizio del corteo che la vedeva in testa insieme a Greta Thunberg, Albanese ha ricordato di aver da “anni” incoraggiato le persone a agire senza violenza. Ha però espresso dubbi sul fatto che le manifestazioni per la Palestina abbiano ricevuto la copertura mediatica dovuta rispetto all’irruzione nella sede de La Stampa, dove i manifestanti hanno vandalizzato gli ambienti al grido di “Giornalista terrorista, sei il primo della lista,” durante un giorno di sciopero che ha lasciato le redazioni vuote.
Risoluta è stata la reazione della politica, con posizioni che attraversano l’arco partitico. La premier Giorgia Meloni ha commentato: “La libertà di stampa è un pilastro della nostra democrazia e va difesa sempre, senza ambiguità.” Meloni ha sottolineato: “È grave che, di fronte a un episodio di violenza contro una redazione giornalistica, qualcuno suggerisca che la responsabilità sia – anche solo in parte – della stampa stessa. La violenza non si giustifica, né si minimizza.”
Il vice premier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha commentato le parole di Albanese dicendo: “Ha bisogno di un bravo medico, ma di uno specializzato, di quelli con tanta esperienza.”
Rischi di giustificazionismo nella retorica pubblica
Il senatore Enrico Borghi, vicepresidente di Italia Viva, ha messo in guardia contro la retorica giustificazionista nel dibattito pubblico, chiedendo di non ripetere gli errori del passato. Ha citato l’assassinio di Carlo Casalegno negli anni ’70, avvertendo che da quell’epoca si dovrebbero trarre insegnamenti per proteggere la libertà di stampa. “I giornalisti – ha concluso Borghi – non hanno bisogno di moniti, ma di libertà. In democrazia, dottoressa Albanese, funziona così!”
Critiche anche dal senatore del Pd, Filippo Sensi, che ha definito “orribili” le affermazioni di Albanese. Il leader di Azione, Carlo Calenda, ha avvertito che la relatrice Onu è “un’altra di quelle figure di cui la sinistra si dovrà vergognare” e il vicepresidente di Italia Viva, Davide Faraone, ha criticato l’uso del termine “monito” da parte di Albanese, considerandolo un modo inquietante di normalizzare la violenza. Albanese ha risposto ribadendo la sua condanna alla violenza e affermando: “Pare che stiano provando ad affossarmi. Non c’è stato nessuno scivolone”.
Identificati più di trenta manifestanti
Il giorno dopo l’assalto a La Stampa, risultano oltre una trentina i manifestanti identificati. La Prefettura di Torino ha dato indicazioni per aumentare la protezione di alcune redazioni giornalistiche. Hanno espresso la loro condanna per l’accaduto e solidarietà bipartisan sia il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, oltre ai leader di maggioranza e opposizione inclusi i presidenti di Senato e Camera e il sindaco di Torino.
Le indagini stanno rivelando i dettagli dell’incidente avvenuto nel pomeriggio del giorno prima. Giovani manifestanti hanno scavalcato cancelli, lanciato fumogeni e vandalizzato la redazione, coprendo i volti e gettando libri, imbrattando i muri con vernice spray. Questo è avvenuto in un periodo in cui la redazione era praticamente vuota, a causa dello sciopero di categoria. Il direttore Andrea Malaguti ha commentato che, nonostante fosse presente un sistema di sicurezza, non sono riusciti a intervenire in tempo per fermare l’assalto. Testimoni hanno riferito di aggressività esplicita da parte dei manifestanti, che hanno minacciato i giornalisti durante l’incursione.
In risposta all’incidente, Gedi ha annunciato una presenza in redazione per rafforzare il messaggio di pluralismo e libertà di stampa, ribadendo l’importanza della protezione per i professionisti del settore nella sua continuazione di operare in un ambiente libero e democratico.
Incredibile! La reazione della politica è così polarizzata. Meloni ha ragione sulla libertà di stampa, ma mi chiedo: dove eravamo quando i giornalisti venivano minacciati in altre situazioni? La violenza non si giustifica mai, ma il dialogo è fondamentale. Non possiamo cadere nel giustificazionismo!