Fuga nel deserto: dottor Venezia e 40 italiani abbandonano missione umanitaria in Etiopia

05.02.2026 09:25
Fuga nel deserto: dottor Venezia e 40 italiani abbandonano missione umanitaria in Etiopia

Nuova crisi umanitaria in Etiopia: medici italiani costretti a fuggire dal Tigrè

Bari 5 febbraio 2026 – Tre giorni in fuga nel deserto e una missione umanitaria interrotta in Etiopia. Hanno dovuto raccogliere tutto in fretta i medici e paramedici volontari dello staff di Pietro Venezia, chirurgo e oncologo di Bari e fondatore di una scuola di chirurgia endolaparoscopica molto seguita dai giovani chirurghi tigrini. Sorpresi come loro da una guerra scoppiata nei giorni scorsi nella regione del Tigrè, un gruppo di volontari di Emergency nello Scirè e una ventina di operai della Itaca, stabilimento di Calzedonia a Macallè. In tutto 40 persone che in queste ore, dopo una fuga rocambolesca nel deserto, scortati da militari armati, stanno imbarcandosi alla spicciolata sui voli trovati per raggiungere l’Italia, riporta Attuale.

Il dottor Pietro Venezia, 72 anni, rifugiatosi dopo la fuga a Semera, la capitale della regione Afar, dovrebbe raggiungere nelle prossime ore Addis Abeba per cercare di imbarcarsi per Roma questa sera. È molto provato, ma soprattutto molto amareggiato di avere dovuto lasciare il suo lavoro al Kidane Mehret hospital di suor Laura Girotto ad Adua, in un villaggio costruito da italiani. “Vengo in Africa da 13 anni, questa era una missione bellissima – racconta dall’hotel dove l’ambasciata è riuscita a bloccare i letti per gli italiani in fuga –. La scuola ha avuto il battesimo il 1° settembre scorso con il supporto di otto università nel telementoring, ossia la formazione in video a distanza, a cui hanno partecipato tutti i chirurghi del Tigrai. Il 27 gennaio sono partito, arrivato ad Addis Abeba e poi ad Axum, due giorni fa sarebbe dovuta partire la seconda fase di formazione”.

Non solo. Una tappa sarebbe stata dalle suore di Alitiena, in una zona molto pericolosa al confine con l’Eritrea, dove era stata concordata la missione “Doniamo un sorriso alle schiave del Tigrè“. “Una cinquantina di ragazze e adulte che hanno subito atti di violenza sessuale continua durante la guerra civile e anche dopo, che avremo dovuto curare dalle infezioni”, ricorda il medico volontario. Ad attenderlo invece da suor Laura, un’altra cinquantina di pazienti da operare in laparoscopia. “Questa volta avevamo portato dei videoendoscopi per effettuare delle videogastroscopie, in modo da poter insegnare a tutti i presenti”. Strumenti che ora sono stati affidati nelle mani di suor Betty con la consegna del medico di nasconderli in posti diversi, per riuscire a recuperarli quando e se la situazione in Tigrai tornerà alla normalità.

Già, perché nel frattempo in questo angolo dell’Etiopia al confine con Eritrea e Sudan sabato è scoppiata una nuova guerra, questa volta con la regione di Amara, al confine sud. “L’ultima guerra civile è durata due anni, con un milione di morti”, ricorda il dottor Venezia. Nelle ore successive la situazione è precipitata. “C’è stato un attacco di droni e un reporter mio collaboratore ha documentato quattro camion colpiti e un autista morto. A Macallè tutti sono fuggiti nelle banche a ritirare denaro, mancavano alimenti e carburante e si è diffuso un panico incontrollato”.

Poi la fuga. Al gruppo di medici guidato dal chirurgo di Bari si sono aggiunti sei collaboratori di Emergency e gli operai di Itaca: prima l’autocolonna ha attraversato sotto scorta tutto il deserto della dancalia, poi il passaggio su due pullman, accompagnati dalle truppe tigrine e dai guerriglieri Fano. Nel frattempo sono stati riaperti gli aeroporti. Presto il rientro, ma il dolore è grande. Suor Laura, 83 anni, è tornata nel suo villaggio con le consorelle, ma tutto è saltato, come il medico italiano ha spiegato nella sua lettera al dottor Amanuel, ministro della sanità regionale in Tigrè: “Abbiamo pagato i nuovi biglietti aerei, ma questi soldi li avrei donati volentieri alle suore e alle ragazze di Alitiena. I 50 pazienti che necessitano di un intervento chirurgico (uomini con cisti tireoglosse, donne con grossi tumori alla tiroide, un ragazzo che necessita di ricanalizzazione) nella zona di Adua, le donne con gravi infezioni vaginali ad Alitiena, i chirurghi che hanno aspettato di saperne di più: queste sono le vere vittime di questo inutile gioco di guerra civile.”

1 Comment

  1. Che tristezza leggere di questa situazione in Etiopia. I medici che fuggono da un posto dove hanno dedicato la loro vita a curare chi ne ha bisogno… sembra un sogno che si frantuma. Siamo così distanti, ma la sofferenza umana non ha confini. E chi si occupa di queste realtà?

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