Garlasco, il rischio di un nuovo colpevole senza prove concrete

04.10.2025 21:45
Garlasco, il rischio di un nuovo colpevole senza prove concrete

Il delitto di Garlasco: nuove rivelazioni sul caso di Chiara Poggi

Garlasco non smette di sanguinare. Non dalla villetta dove Chiara Poggi è stata massacrata, ma dal cuore stesso della nuova indagine. Il perito del Gip, la genetista Albani, ha ricevuto solo i dati grezzi del Dna: elettroferogrammi, sequenze nude, non interpretazioni. È il punto zero di ogni indagine forense, il materiale puro con cui confrontare il profilo trovato sul margine ungueale di Chiara con quello di Andrea Sempio, riporta Attuale.

Un elemento cruciale emerge dalla prima autopsia: Sul corpo di Chiara non ci sono segni di difesa. Nessun graffio, nessuna unghia spezzata. Nulla che racconti un corpo che lotta. Questo significa che l’attacco fu fulmineo, spietato, senza margine per reagire. Ed è proprio qui che il Dna, anche se compatibile, rischia di perdere forza probatoria. Perché il Dna ti dice chi, ma mai quando.

Una traccia non ha calendario, non porta l’ora in cui è stata lasciata. Sempio, che in quella casa entrava e usciva abitualmente, poteva averla depositata giorni, persino settimane prima. Potrebbe perdere, dicevo, a meno che la relazione dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo non ribalti il quadro omicidiario. Perché se non ci sono segni di difesa, allora la compatibilità genetica non basta a collocare nessuno sulla scena del crimine. Poi c’è l’impronta 33. Esclusa dall’incidente probatorio, mai cristallizzata nella valutazione oggettiva del perito, resta il terreno più controverso. Per la Procura, il numero di minuzie la attribuisce a Sempio. Per la difesa di Stasi, addirittura sarebbe un’impronta insanguinata. È l’elemento di punta, ma incompiuto: perché non portarla in sede di anticipazione della prova?

A maggior ragione di fronte a un’assenza incolmabile: il muro su cui è stata trovata non esiste più. E senza superficie originale, la scienza forense non può verificare. Un’impronta senza materia è solo un’ombra, e le ombre non reggono in tribunale.

E mentre la tecnica inciampa tra Dna non databili e impronte evaporate, lo scenario si complica: l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti è indagato a Brescia per corruzione in atti giudiziari. Ma il paradosso è bruciante: non c’è alcun corruttore. Restano solo foglietti ritrovati a casa Sempio, con scritte da ‘20-30 euro’. Un’accusa che sembra monca, almeno in apparenza. La domanda è inevitabile: se si sostiene che Alberto Stasi è stato condannato senza aver superato il ragionevole dubbio, perché vogliamo costruire un nuovo colpevole sullo stesso vuoto probatorio? I tecnici, almeno loro, dovrebbero restare ancorati a scienza e coscienza.

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