Garlasco, il silenzio di Stasi rivela nuove verità

03.07.2025 00:35
Garlasco, il silenzio di Stasi rivela nuove verità

Il silenzio inquietante di Alberto Stasi

“Non ci ha mai detto che non era stato lui”. Questa frase, pronunciata dai genitori di Chiara Poggi e riportata dalla giornalista Selvaggia Lucarelli, rappresenta probabilmente l’aspetto più disturbante di un caso che dura da diciotto anni, superando le varie sentenze e il susseguirsi di perizie. Rappresenta la continua ombra di un sospetto, un’interrogativo che non è mai stato dissipato.

Il comportamento di Alberto Stasi, che accompagnava i Poggi al cimitero e si fermava sulla tomba della giovane, lascia riflettere. Non ha mai sentito la necessità di dichiarare “non sono stato io”, creando un brusco contrasto tra le aspettative dei Poggi e il suo gelido silenzio. Questo momento rappresenta un punto di rottura, un elemento che incarna la tensione di questo drammatico racconto.

Non si tratta solo della paura di una contraddizione o dell’affrontare domande scomode. Il rifiuto di tagliare il legame col sospetto implica una negazione della legittimità stessa del dubbio. Non riconoscere il sospetto significa mantenere il ruolo di fidanzato disperato, per non compromettere la comprensione e l’empatia che ha ricevuto. Parlarne avrebbe significato esporsi a un rischio, a un rischio di scivolare su dettagli che potrebbero rivelarsi fatali per la sua posizione. In tal modo, ha potuto mantenere una certa distanza emotiva dai Poggi, occupando il ruolo di pietà e rispetto che, almeno inizialmente, lo ha protetto da ogni accusa. Nel frattempo, i risultati delle indagini scientifiche stanno rapidamente ridimensionando l’efficacia delle prove lasciate sulla scena del crimine.

I risultati degli esami portano a risultati deludenti: i fogli di acetato non hanno restituito profili genetici utili. Il DNA trovato era insufficiente o deteriorato per confronti significativi. L’impronta 10, rinvenuta nei pressi della porta d’ingresso, non è attribuibile a nessuno. L’impronta 33, identificata dalla Procura come appartenente a Sempio, è andata perduta, cancellata insieme all’intonaco. Resta solo il DNA di Chiara e di Stasi presente tra i rifiuti e sugli oggetti della casa. Un fatto comune per una coppia fidanzata, ma che in assenza di ulteriori presenze biologiche diventa l’unico elemento solido, quasi un diario involontario dell’eventuale omicida.

La crudeltà del paradosso è qui. Mentre un laboratorio può arrendersi di fronte a un campione assente, un genitore che fissa negli occhi chi potrebbe essere l’assassino della propria figlia e non sente nemmeno una parola che allevi il sospetto, quel momento rimane impresso. Anche oggi, il vuoto lasciato dall’assenza di tracce riporta costantemente all’unica presenza rimasta al centro della questione: Stasi e un silenzio che comunica più di ogni confessione. Riporta Attuale.

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