Gaza: uccisi il corrispondente di Al Jazeera Anas Al Sharif e cinque colleghi, Israele lo definisce un terrorista di Hamas

11.08.2025 14:55
Gaza: uccisi il corrispondente di Al Jazeera Anas Al Sharif e cinque colleghi, Israele lo definisce un terrorista di Hamas

Il Giornalista Anas al-Sharif: Una Vite Spezzata nel Conflitto Palestinese

Un video condiviso sui social media da Anas al-Sharif, corrispondente di Al Jazeera, ha immortalato un momento drammatico: il cielo notturno di Gaza squarciato da un’esplosione. «Bombardamenti incessanti», ha commentato mentre l’aggressione israeliana sulla città di Gaza si intensificava. Tragicamente, il missile successivo ha colpito la tenda in cui si trovava, portando alla sua morte e a quella di altri cinque giornalisti. Un attacco mirato dell’esercito israeliano ha così stroncato sei vite in un attimo. La situazione in Gaza, caratterizzata da conflitti ricorrenti, ha creato un clima di pericolo costante per chi si impegna a raccontare la verità. Riporta Attuale.

L’esercito israeliano ha giustificato l’operazione affermando che al-Sharif fosse a capo di una cellula di Hamas, accusandolo di pianificare attacchi contro i civili israeliani. Le Forze di Difesa israeliane sostengono di possedere documenti che proverebbero il collegamento del giornalista con l’organizzazione terroristica palestinese. Tuttavia, Al Jazeera ha smentito queste affermazioni, sottolineando che non sono stati presentati gli interi documenti a sostegno delle accuse. Fra i materiali citati ci sarebbero solo alcune schermate di fogli di calcolo che, secondo le forze israeliane, includerebbero dettagli di operativi di Hamas, ma senza reale verifica.

Il fatto che al-Sharif fosse considerato un «obiettivo» speciale di Benjamin Netanyahu non è inaspettato. Irene Khan, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di espressione, ha dichiarato che le accuse e gli attacchi online contro di lui rappresentano un tentativo di compromettere la sua vita e silenziare la sua voce sul genocidio in Gaza. Al-Sharif era consapevole di questo rischio e, prima della sua morte, aveva scritto un messaggio ai suoi amici da pubblicare nel caso gli fosse successo qualcosa. In quel testo, esprimeva il suo dolore profondo e il desiderio di raccontare la verità, senza paura di ritorsioni.

La figura di Al-Sharif era ben nota a Gaza. Con il suo giubbotto blu contrassegnato dalla scritta «Press», rappresentava la voce di un popolo in lotta. Rimanendo nella parte settentrionale della Striscia, ha continuato a fornire report dettagliati nonostante i bombardamenti incessanti. La sua dedizione gli ha valso il rispetto e la considerazione di molti, che lo consideravano un martire e un eroe.

Safwat Kahlout, collega corrispondente di Al Jazeera, conosceva bene al-Sharif. Kahlout, costretto ad abbandonare la Striscia per ragioni di sicurezza, ha raccontato come al-Sharif fosse determinato a continuare il suo lavoro, rimanendo con la sua famiglia e affrontando il rischio. La sua morte rappresenta non solo la perdita di un professionista del giornalismo, ma anche l’ennesima vittima di un conflitto che continua a mietere innocenti.

Il lavoro di giornalisti come Anas al-Sharif è fondamentale in contesti di guerra, dove la verità è spesso distorta e silenziata. La sua eredità, fatta di coraggio e integrità, rimarrà impressa nella memoria di chi ha seguito le sue trasmissioni e ha udito la sua voce. In un periodo in cui il conflitto palestinese continua a essere al centro dell’attenzione internazionale, la necessità di una copertura obiettiva e coraggiosa è più vitale che mai. L’importanza di preservare la libertà di stampa non può essere sottovalutata, e il sacrificio di al-Sharif serve da monito per tutti noi.

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