Giorgia Meloni affronta i dubbi sui rimpasti ministeriali in un contesto di crisi e sicurezza

29.03.2026 23:45
Giorgia Meloni affronta i dubbi sui rimpasti ministeriali in un contesto di crisi e sicurezza

Governo Meloni sotto pressione dopo il divieto al cardinale Pizzaballa

Roma, 29 marzo 2026 – Solo l’ennesima questione in Medioriente, con il divieto imposto ieri dalle autorità israeliane al cardinale Pizzaballa di celebrare la messa della Domenica delle Palme al Santo Sepolcro, interrompe la lunga domenica di riflessione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui problemi aperti nel governo. A una settimana dal risultato referendario e dopo la cena dei giorni scorsi con i due vicepremier, la questione resta quella di come far uscire l’esecutivo dall’angolo, rilanciarne l’azione, scrollarsi di dosso la sconfitta e, prima di tutto, “non farsi logorare”, riporta Attuale.

Ma come affrontare lo scossone sull’assetto e sugli equilibri dell’esecutivo? Se è vero che il voto anticipato non è più un tabù, si tratta di un’ipotesi ventilata “a caldo” e una settimana è già passata. Gli altri scenari non sono che in parte nelle mani di Meloni: sia in caso di rimpasto indolore o “chirurgico”, sia di governo bis, che consentirebbe un rimpasto più corposo della sola sostituzione di Daniela Santanchè, sia, ancora di più, di crisi pilotata verso un governo tecnico che porti il Paese alle elezioni dell’anno prossimo. L’arbitro della partita è il Presidente Mattarella, che terrà ferma la situazione, esplorando ogni possibilità concessa dalla Costituzione e dalla prassi, considerando anche la necessità di mantenere la stabilità nel Paese mentre il mondo è in fiamme.

Le ipotesi sono, in teoria, tutte sul tavolo e a capire verso quale di esse ci si dirigerà aiuterà quanto accadrà sul fronte dell’interim sul Turismo, dopo l’uscita di scena di Daniela Santanchè. Secondo una lettura accreditata, il ministro Adolfo Urso potrebbe finire al Turismo, mentre allo Sviluppo economico arriverebbe Luca Zaia, un leghista, oppure si potrebbero considerare nomi come la presidente dell’Enit Alessandra Priante o il deputato di FdI Gianluca Caramanna. Infine, c’è l’idea di assegnare la direzione generale di un dipartimento del ministero della Giustizia a un magistrato che si è speso per il Sì: il nome più gettonato è quello della pm Annalisa Imparato.

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