Una normativa per garantire, all’interno del Parlamento, delle Regioni e dei Comuni, la rappresentanza di tutte le generazioni: è questa la proposta di iniziativa popolare che prevede l’introduzione delle cosiddette “quote generazionali obbligatorie” per le elezioni politiche, regionali e comunali. Si tratta di un tentativo di riavvicinare il mondo dei giovani alla politica e di affrontare il distacco evidente che caratterizza questa fascia della popolazione, causando disinteresse e scollamento. In tal senso, riporta Attuale.
“I giovani – spiega Giacomo Cazzato, sindaco di Tiggiano e membro del comitato promotore – sono sotto rappresentati nelle istituzioni a tutti i livelli e la loro esclusione dalla vita politica ostacola la crescita del nostro Stato in linea con le grandi democrazie europee”. Questa proposta è stata ideata da Luigi Cazzato, stesa da Antonio Aventaggiato e sostenuta dall’Associazione Minervini e Maria Turtur. Grazie alla risposta rapida e al crescente interesse nelle varie comunità, il comitato promotore ha proceduto, depositando lo scorso 12 febbraio presso la corte di cassazione di Roma il testo della proposta e avviando una raccolta di almeno 50mila firme per garantire la presentazione dell’iniziativa al parlamento italiano.
La presenza giovanile nella politica italiana
Attualmente, la rappresentanza giovanile nel Parlamento è molto esigua: nella XIX legislatura, i parlamentari sotto i 40 anni costituiscono solo il 10,7% del totale, mentre quelli sotto i 35 anni sono una percentuale ancora più bassa, inferiori al 7% tra i deputati. Tra i 25 e i 29 anni, i rappresentanti sono solo 3, pari a 0,75% del totale. Questa tendenza è consolidata: secondo Aspen Institute Italia, dal 2018 al 2022 il numero di eletti al Parlamento italiano sotto i 35 anni è crollato dell’80%, passando da 133 a 27.
Invece, nella politica locale, la presenza di giovani amministratori (18-35 anni) risulta più significativa: oltre 26.000 giovani occupano cariche nei comuni italiani, corrispondenti al 21,2% degli amministratori locali (un incremento rispetto al 18% del 2008). Tuttavia, la maggior parte di questi giovani lavora in piccoli comuni con meno di 5.000 abitanti, mentre la loro presenza diminuisce drasticamente nelle aree urbane più grandi. La percentuale di sindaci under 35 è del circa 3,7%, ma è praticamente nulla nei comuni capoluogo. Questi dati non riflettono le opinioni dei giovani, i quali, secondo uno studio realizzato da Laboratorio Futuro, pubblicato a maggio 2025, mostrano che il 56,1% dei cittadini tra i 18 e i 34 anni manifesta un interesse medio verso la politica e un 20,3% un alto interesse. Ciò significa che il 76,4% dei giovani italiani intervistati si interessa di politica. Tuttavia, emerge una percezione di una partecipazione e azione limitate: alla domanda se la politica italiana offra uno spazio reale di partecipazione per le nuove generazioni, il 41,9% risponde che lo fa in modo limitato e il 20,4% afferma che non lo fa affatto.
Cosa sono le “quote generazionali”
Le quote generazionali, secondo il documento presentato dal comitato e consultabile sul sito del Ministero della Giustizia, rappresentano “la percentuale di rappresentanti appartenenti a ciascuna fascia di età distribuita nelle varie sedi istituzionali”. Esse sarebbero suddivise in categorie: “Giovani” (tra i 18 e i 35 anni), “Adulti” (tra i 36 e i 55 anni) e “Anziani” (dai 56 anni in su). La proporzione di rappresentanza per ciascuna categoria sarà stabilita in base alla composizione demografica della popolazione italiana, proponendo un meccanismo simile a quello delle quote rosa, che hanno lo scopo di garantire una presenza equilibrata di uomini e donne in ruoli decisionali.
Funzionamento della legge delle “quote generazionali”
Il fine di questa legge è l’implementazione di un sistema di quote generazionali per assicurare una rappresentanza equilibrata nelle istituzioni politiche, focalizzando in particolare l’attenzione sui gruppi più giovani. Si vuole promuovere un ricambio generazionale sano e sostenibile e rispondere in modo più equo alle esigenze di tutti i cittadini. L’introduzione di queste quote ha l’obiettivo di incentivare un ricambio generazionale, promuovendo una politica più inclusiva e stimolando la partecipazione attiva dei giovani nella vita democratica. Come previsto dall’articolo 6 della proposta normativa, partiti, coalizioni e liste civiche dovranno garantire l’alternanza tra candidati di diverse fasce di età: ogni lista dovrà includere candidati di età diverse in ciascuna sezione, organizzando l’ordine dei nomi per favorire la rappresentanza proporzionale tra le varie generazioni.
Incentivi per chi rispetta le quote generazionali
Per incentivare l’adozione di questi criteri, sono previsti vantaggi per i partiti che rispettano le quote generazionali. Tra gli incentivi ci sono maggiori finanziamenti pubblici e forme di visibilità aggiuntiva durante le campagne elettorali, come spazi pubblicitari o maggiore tempo televisivo. Oltre al rispetto delle quote nelle liste, i partiti dovranno promuovere politiche attive di inclusione giovanile. Tra queste, è previsto l’instaurazione di programmi di formazione politica, tirocini e stage all’interno delle proprie strutture, per avvicinare i giovani alla vita politica e facilitare il loro ingresso nei processi decisionali.
Il rispetto delle nuove disposizioni sarà garantito dal Comitato Nazionale per la Parità Generazionale, istituito presso il Ministero dell’Interno, il cui compito sarà monitorare l’applicazione delle quote generazionali su tutto il territorio nazionale, anche a livello regionale e comunale.
Colmare il divario tra giovani e politica
Se questa legge dovesse essere approvata, le quote generazionali potrebbero rappresentare un passo concreto verso una democrazia più inclusiva, capace di riflettere la varietà di età e esperienze della società italiana. In un contesto caratterizzato da un crescente astensionismo giovanile e da una crescente distanza dalle istituzioni, questa iniziativa si propone di ristabilire un legame tra le nuove generazioni e la politica, creando spazi reali per la partecipazione e la rappresentanza.