Riforma della Giustizia in Italia: le parole di Giovanni Bachelet
Roma, 6 febbraio 2026 – Il professor Giovanni Bachelet, presidente del comitato società civile per il No nel referendum costituzionale, ha espresso forti dubbi sul crescente interventismo del governo in tema di azione penale e sulle recenti polemiche legate ai disordini di Torino, evidenziando come il voto stia diventando sempre più politicizzato, riporta Attuale.
Bachelet ha affermato che “a buttarla in politica sono stati il governo e la maggioranza di centrodestra, non oggi ma un anno e mezzo fa”. Ha messo in evidenza che, per la prima volta nella storia della Repubblica, il testo di una riforma costituzionale è stato blindato, escludendo emendamenti sia dall’opposizione che dalla maggioranza stessa. Le riforme passate di Berlusconi nel 2005 e Renzi nel 2015 avevano, perlomeno, rispettato la dialettica parlamentare. Inoltre, ha sottolineato l’anomalia di avere una data per la consultazione non concordata con le opposizioni e l’esclusione dal voto di studenti e lavoratori fuorisede, che il governo Meloni aveva sempre sostenuto.
Secondo Bachelet, i recenti eventi a Torino non dovrebbero essere utilizzati per giustificare la riforma del governo. “Legare i fatti di Torino alla nostra battaglia contro la riforma Nordio non è solo una vigliaccheria, è un boomerang”, ha affermato, citando come contraddittoria la posizione del governo, che da un lato lamenta la libertà di molti imputati e dall’altro critica i giudici per averne lasciati troppi in carcere. “Ma almeno per ora la Costituzione non affida la restrizione della libertà personale a Meloni o a Sallusti, bensí a un potere separato dalla politica e anche dai media: quello giudiziario”, ha aggiunto.
Bachelet ha poi commentato le posizioni del presidente emerito della Consulta Augusto Barbera e di altri esponenti di centrosinistra sulla separazione delle carriere. “Questa riforma è molto più e peggio che la separazione delle carriere”, ha chiarito. Ha sottolineato che ci sono politici di centrodestra che sostengono il No, come l’avvocato Franco Coppi e l’ex ministro Clemente Matella, riconoscendo l’importanza di mantenere la rappresentanza elettiva dei magistrati nel Csm.
Rivolgendosi ai sostenitori del centrodestra, Bachelet ha chiesto perché dovrebbero votare No. “Per qualunque liberale votare No è una scelta di fedeltà al nucleo dei principi costituzionali, all’idea di stato di diritto e separazione fra potere giudiziario, esecutivo e legislativo”, ha detto, contestando la narrazione secondo cui la riforma servirebbe a fermare l’invadenza della magistratura.
Infine, ha sollecitato gli elettori di centrodestra a riflettere sulla vera natura della libertà e della democrazia, affermando che “indebolire un pilastro dello stato di diritto e gettare discredito sulla magistratura e la sua autonomia fa altrettanto male che seminare il disprezzo per le forze dell’ordine, i medici o gli insegnanti”. “Per fermare l’analfabetismo costituzionale di ritorno votiamo No”, ha concluso Bachelet.