Roma, 23 febbraio 2026 – Manca un mese al referendum della Giustizia e secondo l’ultimo sondaggio dell’istituto Ixè, il “no” è in vantaggio. La rilevazione sulle intenzioni di voto (condotta dal 17 al 23 febbraio su un campione di 1.200 persone, con un margine d’errore del 2,83%) colloca i contrari alla riforma Nordio in una forchetta compresa tra il 51,3% e il 54,3%, mentre il “Sì” si assesta tra il 45,7% e il 48,7%. Il dato odierno ribalta quello di novembre 2025, che risultava speculare a quello attuale (con il “No” al 47% e il “Sì” al 53%). L’analogo sondaggio condotto lo scorso gennaio, invece, delineava un pareggio tra i due schieramenti, riporta Attuale.
Rilevante anche il dato dell’affluenza: il 46% degli elettori risulta fortemente intenzionato ad andare a votare, anche se in questo caso (referendum confermativo) non esiste un quorum da raggiungere. Una propensione più marcata a recarsi alle urne traspare nell’elettorato di sinistra e centrosinistra.
Quanto al quesito del referendum, il 57% degli intervistati dice di essere informato e di sapere di cosa si tratta, il 31,3% dichiara di averne sentito parlare ma di non conoscerne bene i contenuti. Solo il 13% ammette di non essere all’oscuro.
Infine, per quanto riguarda l’orientamento degli indecisi, alla domanda “Ma se proprio dovesse votare, come voterebbe?”, il 45,9% risponde di essere orientato per il “No”, il 33% propende per il “Sì”, mentre il 21,2% dice “non saprei”.
I sondaggi di Demopolis, YouTrend e Mannheimer
Un momentaneo sorpasso del ‘No’ era emerso anche dal sondaggio Demopolis pubblicato giovedì sera da Otto e mezzo su La7. Nello specifico, tra i 2mila intervistati, il “Sì” si assestava al 40%, mentre il “No” al 41%, con il 19% di indecisi.
Venerdì, poi, sono usciti anche i sondaggi di YouTrend per SkyTg24 e di Renato Mannheimer per Eumetra. Secondo il primo, la partita è ancora apertissima con un risultato legato soprattutto all’affluenza. Anche quello di Mannheimer, trasmesso da Piazzapulita su La7, parlava di un sostanziale testa a testa fra i due schieramenti. Il dato comune a entrambi i sondaggi, però, evidenziava il calo degli elettori favorevoli alla riforma e una crescita dei contrari.