Imponente dispiegamento navale degli Stati Uniti nei Caraibi: attesa per un’azione militare
La tensione nei Caraibi raggiunge livelli critici, amplificata non solo dall’arrivo dell’uragano Melissa, ma soprattutto dal dispiegamento della portaerei USS Gerald Ford. Gli Stati Uniti metteranno in campo un’armata marittima composta da 13 navi, più di 700 missili e circa 180 Tomahawk, in un’operazione che potrebbe preludere a un attacco imminente, ma non a un’invasione, riporta Attuale.
Il battaglione navale ordinato dall’ex presidente Donald Trump, posizionato al largo delle coste del Venezuela, segna il più grande schieramento delle forze armate statunitensi dalla prima Guerra del Golfo. Secondo gli esperti del Centro per gli studi strategici e internazionali (CSIS), l’escalation militare è attesa e quasi inevitabile: «Non mandi una delle tue risorse navali più importanti soltanto per farle fare un giro e stare lì a guardare» avverte il colonnello della Marina in pensione Mark Cancian.
Malgrado l’arrivo della USS Ford, previsto nei prossimi dieci giorni, l’uragano Melissa non sembra modificare i piani del Pentagono. Le navi incaricate della missione antidroga hanno già cambiato rotta per sfuggire alla tempesta, che ha danneggiato gravemente la Giamaica e ora ha colpito Cuba. Ogni sforzo si concentra sul rafforzamento della presenza militare: l’Aeronautica statunitense ha già inviato un nuovo stormo di bombardieri B-1B nella regione caraibica, mentre l’USS Ford porterà con sé un imponente carico di navi da guerra, tra cui sei cacciatorpediniere e tre navi d’assalto anfibie, completate da un sottomarino.
Cancian sottolinea che la missione, pur apparendo massiccia, non è concepita per supportare un’invasione terrestre. Le forze statunitensi, in effetti, non dispongono di risorse sufficienti per un’operazione di questo tipo, un principio che l’ex presidente Trump ha sempre rispettato. Tuttavia, si stanno formando campi militari a Porto Rico, suggerendo preparativi per un possibile movimento di truppe verso il Venezuela.
Contemporaneamente, il Parlamento venezuelano ha dichiarato persona non grata la premier di Trinidad e Tobago, Kamla Persad-Bissessar, accusandola di permettere l’attracco di una nave da guerra statunitense nel suo territorio. Il presidente dell’Assemblea Nazionale, Jorge Rodríguez, ha promesso che agiranno per garantire il rispetto della sovranità venezuelana, mentre Nicolas Maduro ha sospeso tutti i contratti di gas con Trinidad e Tobago, in un segnale di crescente tensione regionale.
Durante questa delicata fase, gli Stati Uniti si trovano nella singolare situazione di avere temporaneamente assente una portaerei nelle acque del Mediterraneo e del Medio Oriente, aumentando così l’incertezza sulla prossima mossa strategica di Washington nella regione.