KIEV – I bombardamenti russi sulle città ucraine stanno riprendendo con intensità, colpendo in particolare le infrastrutture energetiche del paese nel bel mezzo di un’ondata di freddo eccezionale, con temperature che sfiorano -25°C. Nella notte, Mosca ha lanciato oltre 450 droni e 71 missili soprattutto contro la capitale, ma anche su Kharkiv, Dnipro e Zaporizhzhia. Almeno 5 morti sono stati confermati, tra cui due diciottenni uccisi da un drone a Zaporizhzhia, riporta Attuale.
Durante la visita del segretario della NATO, Mark Rutte, a Kiev, è emerso che Putin ha «sbagliato i calcoli» sul conflitto. Rutte ha sottolineato che l’invasione russa del 2022 ha sottovalutato la resistenza ucraina e il supporto dai paesi alleati.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato Putin di aver «infranto» la tregua promessa a Donald Trump la scorsa settimana. Da Mosca era già stato comunicato che la tregua riguardante le infrastrutture energetiche sarebbe durata solo fino a domenica. «I russi hanno approfittato della tregua per accumulare nuovi missili e attaccare nel pieno del freddo, come possiamo credere che Putin voglia la pace?» ha dichiarato Zelensky.
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato la sua visita a Kiev il 24 febbraio, per mostrare il sostegno dell’UE in concomitanza con l’anniversario del quarto anno di guerra.
Le garanzie di sicurezza
Il governo ucraino e i suoi alleati si sono accordati per un’«risposta militare coordinata» nel caso di violazioni degli accordi di cessate il fuoco o una nuova invasione su larga scala da parte russa.
In prima linea ci sarebbero la coalizione dei «volenterosi» tra europei e le forze militari degli Stati Uniti, pronte a operare azioni complesse contro ogni possibile violazione da parte della Russia. La notizia è stata confermata dal Financial Times sulla base di tre ufficiali a conoscenza della situazione e conferma le informazioni diffuse tra Washington e Kiev negli ultimi giorni.
La pretesa di Lavrov
Pochi giorni fa, mentre si recava al summit di Davos, Zelensky aveva dichiarato pubblicamente che i dossier sulle «garanzie di sicurezza» trattati con gli americani, in coordinamento con gli europei, sono «ormai pronti».
Il tema sarà centrale nei colloqui trilaterali in programma oggi ad Abu Dhabi tra le delegazioni ucraina e russa, con la partecipazione di mediatori americani. Mosca richiede il ritiro totale delle forze ucraine dal Donbass, un territorio che rappresenta circa il 20% della superficie attualmente controllata dalle forze armate ucraine. Zelensky ha chiarito che non accetterà alcun rischio di compromesso senza la garanzia del supporto degli alleati in caso di nuove aggressioni da parte della Russia.
Tra i paesi europei disposti a contribuire, Francia, Germania e Gran Bretagna sono pronte a inviare contingenti per monitorare la pace, con Trump che in passato aveva espresso disponibilità a fornire copertura aerea americana. Tuttavia, Putin ha dichiarato il suo fermo opposizione, considerano «legittimo» attaccare qualsiasi soldato straniero presente in Ucraina. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha sottolineato che qualsiasi garanzia di sicurezza deve essere concordata anche con la Russia.
Dettagli ancora generici
Il piano di risposta dell’Ucraina rimane generico: nella prima fase, che inizierà entro 24 ore dall’eventuale violazione delle condizioni da parte russa, l’esercito ucraino dovrebbe allertare le diplomazie alleate. Se le aggressioni dovessero continuare, la coalizione dei «volenterosi» interverrà, con possibile affiancamento delle forze armate norvegesi, turche e islandesi. Se l’offensiva russa continuasse per oltre 72 ore, la reazione occidentale sarebbe massiccia, sostenuta dalle forze militari statunitensi.
Il piano è stato discusso a livello di leadership a Parigi lo scorso dicembre e successivamente a Kiev a gennaio tra i responsabili militari. Zelensky aveva personalmente chiesto a Trump quali garanzie di protezione militare potesse assicurare nel corso di un incontro. Londra e Parigi si sono dichiarate disponibili a inviare soldati ed equipaggiamenti, ma solo dopo un accordo di cessate il fuoco e in conformità ai 20 punti del piano europeo.
Gli ucraini ribadiscono che senza la certezza di queste garanzie di sicurezza non accetteranno alcun compromesso con Putin. Kiev teme un ripetersi delle violazioni passate, come quelle avvenute nel contesto dell’accordo di Budapest del 1994 e le intese di Minsk, seguite all’annessione della Crimea e all’inizio della conflittualità nel Donbass nel 2014.
Il punto più debole del nuovo progetto di garanzie di sicurezza resta la sua dipendenza da un cessate il fuoco, mentre la guerra prosegue senza sosta, lasciando fondamentali dettagli ancora da chiarire. Trump aveva accettato l’idea italiana di estendere l’articolo 5 della NATO come se l’Ucraina fosse un «quasi» membro, ma i termini rimangono vaghi. Trump offre 15 anni di garanzie, Zelensky ne chiede cinquanta: il dibattito rimane aperto.