La fiducia sul decreto Ucraina: analisi delle conseguenze politiche in Italia
Roma, 11 febbraio 2026 – La fiducia posta ieri dal governo sul decreto Ucraina, che sarà confermata stamani, è vista sotto diverse angolazioni da parte degli attori politici coinvolti. I tre deputati vannacciani hanno deciso di non votare a favore, permettendo di fatto a loro di uscire dalle trincee e attaccare liberamente. Soddisfatta la premier, che in questo modo delinea formalmente la maggioranza di governo, escludendo le tentazioni filorusse che storicamente si sono manifestate nel panorama leghista, riporta Attuale.
Minore è la gioia per Salvini, il quale desiderava un voto di fiducia per poter espellere formalmente i tre disertori dal partito. Tuttavia, si ritroverà affiancato da figure pronte a rivelare i molteplici giochi di prestigio che fino ad ora aveva orchestrato. Nonostante la perdita di tre membri, la maggioranza riguardo al tema Ucraina sembra ora più coesa, segnalando che le abituali contorsioni salviniane sono state assenti in questa fase.
Un ulteriore segnale negativo arriva dall’opposizione, nota come Campo Largo, la quale, pur esultando per la posizione dei vannacciani, deve ora confrontarsi con le proprie divisioni interne. La libertà di espressione che caratterizza l’opposizione rivela infatti la tendenza a comunicare più al proprio elettorato che al paese intero. M5S e Avs, supportando la posizione di un alleato che condivide ideologie con i neonazisti di AfD e sostiene un dittatore invasore, offrono un’immagine problematica della collaborazione politica. Questa situazione evoca frasi come “il nemico del mio nemico è mio amico,” ma solleva anche interrogativi sulla coerenza delle posizioni assunte dai partecipanti.
Concludendo, il clima politico italiano sembra attraversare un momento di tensione, con schieramenti che si stanno chiaramente definendo in relazione al conflitto in Ucraina e alle sue implicazioni interne. La nuova configurazione della maggioranza, sebbene con sfide evidenti, potrebbe portare a un rafforzamento delle posizioni filo-europee e a un allontanamento dalle frange estreme della politica italiana.