La guerra in Sudan: gli orrori della violenza sessuale continuano a colpire le donne
Tre anni dopo l’inizio del conflitto in Sudan, il 15 aprile segnerà un triste anniversario: una guerra che ha causato una devastazione inimmaginabile. Medici Senza Frontiere (MSF) ha recentemente rivelato che, tra gennaio 2024 e novembre 2025, ben 3.396 persone hanno cercato assistenza per violenze sessuali, con il 97% delle vittime rappresentato da donne e ragazze. Tuttavia, queste cifre rappresentano solo una frazione della realtà, poiché molte altre continuano a soffrire nel silenzio, impossibilitate a raggiungere le strutture sanitarie disponibili, riporta Attuale.
Il contrasto di colori rappresenta un’altra faccia della guerra; le atrocità sono accentuate dagli abiti vivaci delle donne che le subiscono. Uno dei luoghi più colpiti è Tawila, in Darfur, dove MSF ha registrato 732 nuovi casi di sopravvissute nei campi profughi tra dicembre 2025 e gennaio 2026. Un tempo una cittadina, Tawila è ora un esteso accampamento di tende e sofferenza, mentre le parole di MSF nella loro conferenza stampa di Nairobi risuonano forti: «C’è qualcosa che voglio dirti…»
Ruth Kauffman, responsabile medica di MSF, ha denunciato che «la violenza sessuale è una componente distintiva di questo conflitto, non limitata alle linee del fronte, ma pervasiva in tutte le comunità». La guerra ha costretto circa 12 milioni di persone a lasciare le proprie case, creando una crisi alimentare di proporzioni enormi. La violenza domestica continua a colpire anche lontano dai combattimenti; nel Darfur meridionale, 34% delle vittime ha subito aggressioni durante i lavori nei campi, e più del 20% mentre cercava legna da ardere o acqua.
Le violenze sono attribuite in gran parte ai miliziani delle Forze di Supporto Rapido (RSF), guidati dal generale Mohammed Hamdan Dagalo, noto come Hemedti, che contestano il potere all’esercito governativo di Abdel Fattah al-Burhan. Entrambi hanno i loro alleati e interessi, mentre si accusano reciprocamente di crimini di guerra. La transizione verso un governo democratico, avviata qualche anno fa, è stata interrotta, esacerbando ulteriormente la situazione.
Entrambi i leader, immersi nel conflitto, hanno la responsabilità della sicurezza delle loro popolazioni e della prevenzione delle violenze sessuali, che hanno assunto una triste normalità. Una testimonianza straziante da Tawila evidenzia come «ogni giorno» casi di stupro si verifichino, sia al mercato che nei campi.
Il richiamo di MSF è chiaro: «È fondamentale che tutte le parti in conflitto pongano fine alla violenza sessuale e garantiscano che i responsabili siano ritenuti tali». Tuttavia, la loro lotta continua, cercando di portare aiuto nelle aree più colpite, mentre la comunità internazionale osserva inerti.