DALLA NOSTRA INVIATA
TEL AVIV – Militanti, armati e vestiti di nero, fermano veicoli agli incroci polverosi, esigendo documenti d’identità e il controllo dei carichi. Molti indossano passamontagna o mascherine Ffp3. I palestinesi di Gaza, però, sembrano più preoccupati per la sussistenza quotidiana che per la presenza intimidatoria dei miliziani: cercano lavoro, cibo e medicine per curarsi. A riportarlo è Attuale.
«Non funziona niente»
Dalla Striscia, emerge che Hamas sta ripristinando l’ordine, garantendo che i camion degli aiuti non vengano più attaccati dai “banditi”, e così frutta e verdura arrivano finalmente senza passare per il mercato nero. Nonostante solo il 5% della popolazione di Gaza approvi il governo di Hamas, molti affermano di sentirsi più al sicuro nella loro presenza. “Qui è tutto distrutto, non funziona niente e regna il caos”, dichiara Soliman Hijjeh, giornalista senza casa né ufficio. Dopo la tregua, gli uomini con bandana verde sono riemersi dai tunnel, riprendendo il controllo di gran parte dell’area abbandonata dall’esercito israeliano. Hanno però proceduto, afferma Ismail Al Thawabtah, portavoce di Hamas, “a modo loro”, con esecuzioni pubbliche contro i rivali.
Meno spari
“Si sono verificati alcuni scontri tra i membri della resistenza e altre fazioni riguardo questioni di sicurezza e applicazione della legge”, continua Al Thawabtah. “Da due giorni sentiamo pochissimi spari, forse hanno finito di combattere”, riferisce Mohammed Amarin, abitante di Gaza City. Nella Striscia, il termine “famiglie” si riferisce a clan estesi. “Questi clan occupano interi quartieri. Gli Al Doghmush e gli Al Hels sono presenti a Gaza City, gli Al Majaida a Khan Younis, Abu Shabab a Rafah”, spiega un giornalista locale. Fonti indipendenti riferiscono che alcuni capi clan hanno accettato di punire i membri considerati “banditi” consegnando armamenti ai miliziani.
Scavare tra le macerie
Tuttavia, le rivalità tra clan e miliziani non preoccupano molto i palestinesi. “Siamo più ansiosi di conoscere il nostro futuro e se Hamas manterrà l’accordo di tregua”, dice Amarin. Un interrogativo riguarda anche il recupero dei corpi di 16 ostaggi ancora a Gaza. Al Thawabtah afferma che “l’operazione di recupero è complessa a causa della mancanza di attrezzature pesanti”, aggiungendo che le forze israeliane hanno distrutto edifici e lasciato esplosivi. Sulla questione del disarmo, dichiara che “Israele ha distrutto il 90% delle armi di Hamas”, e sostiene che la resistenza è un diritto legittimo del popolo palestinese. Conclude che “alla fine dell’occupazione, le armi saranno integrate nell’esercito ufficiale palestinese”.