Incendio mortale a Hong Kong: autorità reprimono dissenso e proteste
Un grande incendio a Hong Kong la scorsa settimana ha causato la morte di almeno 159 persone, con alcuni cadaveri ancora non identificati. Le autorità cittadine ora affrontano la sfida di reprimere ogni forma di dissenso, preoccupate che l’indignazione pubblica possa sfociare in proteste politiche, riporta Attuale.
La tragedia ha colpito il quartiere residenziale di Wang Fuk Court, dove molti sostengono che ci siano stati errori gravi nei lavori di ristrutturazione. È emerso che l’allerta antincendio era disattivata a causa dell’uso delle scale d’emergenza da parte degli operai, i materiali da costruzione erano di bassa qualità e le normative di sicurezza non venivano rispettate, con lavoratori che fumavano vicino a materiali infiammabili.
In risposta all’incendio, la polizia di Hong Kong ha arrestato 15 persone collegate all’azienda coinvolta nei lavori. Tra gli arrestati ci sono anche Miles Kwan, uno studente universitario che chiedeva indagini trasparenti, e Kenneth Cheung, un ex consigliere circoscrizionale, accusato di aver condiviso contenuti critici nei confronti del governo locale su Facebook. Inoltre, le forze dell’ordine hanno interrotto una conferenza stampa di attivisti e avvocati, minacciando i partecipanti con ripercussioni legali.
Questo evento segna la prima grave tragedia nella città dopo l’implementazione della legge sulla Sicurezza nazionale nel 2020, che ha di fatto annullato ogni forma di dissenso. Da allora, centinaia di attivisti sono stati arrestati, e i partiti di opposizione e i media critici hanno chiuso. La libertà di espressione è diventata estremamente limitata, rendendo impossibile manifestare qualsiasi dissenso.
Le autorità di Hong Kong hanno fatto capire fin dall’inizio che desiderano evitare che la reazione all’incendio possa trasformarsi in disordini sociali. Le loro azioni ricordano le misure adottate dal governo centrale cinese in circostanze simili: la repressione preventiva e rigorosa di ogni forma di contestazione è stata prioritaria, affinché il cordoglio non degenerasse in organizzazione pubblica.
Queste tattiche sono state affinati nel tempo, risalendo al 1989, durante la repressione delle proteste di piazza Tiananmen, che portarono a migliaia di morti per mano dell’esercito. In quella occasione, le manifestazioni erano iniziate come espressioni di lutto per un leader politico amato.
Il governo di Hong Kong ha avvertito di “forze straniere, compresi i media anti-Cina”, accusandoli di condurre “attacchi malevoli” contro le autorità locali. Il governatore John Lee ha affermato che ci sono forze antigovernative pronte a “sfruttare la tragedia”. L’ufficio per la Sicurezza nazionale cinese a Hong Kong ha rilasciato dichiarazioni infuocate contro le “forze esterne ostili” che mirano a “creare caos” nella regione.