48 ostaggi restano nelle mani di Hamas dopo l’attacco del 7 ottobre
Dopo l’attacco devastante di Hamas del 7 ottobre, che ha causato oltre 1.200 morti e la cattura di 251 ostaggi, la situazione rimane critica. Bar Kuperstein, uno dei 48 ostaggi ancora detenuti, ha inviato un messaggio toccante a un amico prima di essere rapito: «Se mi succede qualcosa, per favore, prenditi cura della mia famiglia», riporta Attuale.
Le autorità israeliane stanno analizzando i resti umani e utilizzando informazioni di intelligence per stimare la situazione degli ostaggi. Si pensa che tra i 20 e i 22 dei rapiti possano ancora essere vivi, mentre per gli altri non ci sono speranze.
Tra gli ostaggi figurano anche Hadar Goldin, un ufficiale israeliano il cui corpo è stato catturato nel 2014, e Nimrod Cohen, un soldato di 21 anni che ha riportato segni visibili di torture e degrado. Testimonianze di chi è riuscito a tornare dalla Striscia di Gaza rivelano le condizioni disumane in cui vengono tenuti i prigionieri, con torture fisiche e malattie gravi che affliggono i giovani soldati.
Alon Ohel, un pianista di 24 anni, è stato filmato recentemente, e le sue condizioni destano preoccupazione; esperti hanno confermato che ha perso la vista dall’occhio destro, presumibilmente a causa dei granati esplosi nel rifugio durante l’attacco. Anche Avinatan Or, un soldato di 32 anni, è tra i dispersi, mentre la sua ragazza Noa Argamani è stata salvata da un’operazione militare.
Le famiglie degli ostaggi si riuniscono quotidianamente nella speranza di vederli tornare. «Finché non torneranno tutti a casa, i nostri cuori resteranno prigionieri, insieme a loro», affermano, esprimendo il desiderio di un futuro di speranza e guarigione per tutti gli israeliani colpiti da questa crisi.